[....Vivo come un cammello in una grondaia,
in questa illustre e onorata società!
E ancora, sto aspettando, un'ottima occasione
per acquistare un paio d'ali, e abbandonare il pianeta.
E cosa devono vedere ancora gli occhi, e sopportare?
I demoni feroci della guerra, che fingono di pregare!
Eppure, lo so bene che dietro a ogni violenza esiste
il male... se fossi un po' più furbo, non mi lascerei tentare.
Come piombo pesa il cielo questa notte.
Quante pene, e inutili dolori....]
[...In silenzio soffro i danni del tempo
le aquile non volano a stormi
vivo è il rimpianto della via smarrita
nell'incerto cammino del ritorno...]
...quanti elefanti saranno mai passati di qua??!! *loading*...elefanti si dondolavano
sopra il filo di una ragnatela
e considerando la cosa interessante
andarono a chiamare un altro elefante...
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicitá. Non puó pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001
domenica, novembre 30, 2003
...dopo due giorni di postumi etilici, vibrazioni morbide e taglienti cerchiamo di fare un resoconto di un "club to club" all'insegna della poliedricità musicale!!! ...non è per tenere fuori le realtà del dancefloor taurinense come i vari Lorenzo L.S.P, Ricciardone e compagnia bella, ma le sonorità che più mi hanno colpito sono state quelle Electroclash!! E' difficile riassumere in poche righe un fenomeno che ultimamente sta investendo il multiforme universo della musica elettronica e non solo, un riscatto dei suoni sintetici 80's oriented, delle chitarre sporche e taglienti del punk, dei lustrini brilluccicanti e kitsch del Glam rock, il tutto amalgamato con sapienti dosi di Techno di Detroit, House di Chicago,70's Disco e altre simili anticaglie, che già pensavamo consegnate alla storia della musica contemporanea... A torto (o a ragione?), forse per esigenze di semplificazione e commercializzazione, molti (produttori, giornalisti, critici musicali) hanno scelto di dare un nome a questo fenomeno, etichettandolo genericamente come Electroclash, nome che suona si trendy, ma che spinge frettolosamente a mettere nello stesso calderone realtà musicali diverse e non del tutto omogenee. Dovendo tracciare un quadro evolutivo del genere, si può affermare senza tema di smentita (fatevi sotto!) che, padre spirituale del genere, è da considerarsi tale Helmut Geier, meglio noto come Dj Hell, che dopo un live set di ore alle "Officine Belforte", posso ammmettere che, insieme a dj Patifè all'Hiroshima, siano stati in questa edizione del "club to club" la punta di un icberg, sintomo di una aria di novità che da sempre contraddistingue l'essere avanti nella scelta musicale della movida torinese!!! Hell, rispettatissimo dj, è soprattutto abile produttore e uomo marketing, nonchè fondatore dell'etichetta cult per quanto riguardo l'electro ammiccante alle sonorità retrò: la International Deejay Gigolos (meglio nota come Gigolò records); gia' Guru della techno nei primi anni 90, ma profondamente innamorato della Wave e dell'electro body music di D.A.F, Front 242 e Co. , nel 1996 è partito alla conquista dei clubs europei e dei dancefloors più raffinati mandando in orbita un manipolo di sconosciuti (all'epoca..!) ma validissimi artisti, fra i quali, Miss Kittin and the Hacker , Fischerspooner (Americani, ma distribuiti in Europa dalla Gigolò), Vitalic, Zombie Nation.. solo per citare i nomi che hanno raggiunto una dimensione quasi Mainstream. Come detto sopra, sarebbe difficile confinare il fenomeno Electroclash negli ambiti angusti dei clubs e delle discoteche, sopratutto per il fatto che di questo pseudo movimento fanno parte vere e proprie bands,le quali, pur votate alla causa del rock'n'roll nell'accezione più sporca del termine (suoni lo-fi, bassi distorti, chitarre stonate e sbilenche very 77 punk!) non hanno però rinunciate alle fascinazioni elettroniche di campionatori, sintetizzatori (meglio se vintage!!), vocoders, etc... riprendendo idealmente un discorso nato coi vari Bowie, Eno, Iggy Pop, Velvet underground sfociato poi nel Punk, proseguito con la New/NO Wave anglo-americana, quasi a cercare una ideale legittimazione per un 'operazione che non si pone come semplice revival, piuttosto è la ricerca di un ideale trait d'union fra passato e contemporaneità, in funzione di un possibile e plausibile futuro per il cosiddetto "Rock", un' iniezione di nuova linfa per un gigante un po' acciaccato ma mai in serio pericolo di vita.
...che Brian Yuzna continui ad essere ignorato dalla distribuzione italiana è scandalo che si perpetua nella più colpevole e generale indifferenza. E' vero, i suoi titoli si recuperano in VHS o nelle notti ghezziane, ma provate a guardarvi questo FAUST in televisione e poi ditemi... Il regista trita generi in questo incredibile pastiche che sembra un kolossal ma non lo è: c'è l'horror piu' orrorifico e il fantasy piu' fantasioso, lo splatter e il thriller, le consuete concessioni softcore, e le sanguinolente trovate del gore più strabordante. Inventivo, citazionista (c'e' dentro Batman, Freddy Kreuger ma anche i freaks di Browning), senza limiti, tra effetti e effettacci l'autore gioca dall'inizio a una fine che lascia il segno (messa nera & orgia, memorabile), infilando un'idea al secondo senza sprezzo del ridicolo, osando tutto l'osabile (la scena della donna i cui seni e glutei si gonfiano a dismisura per poi farsi pappa che si squaglia lentamente è già cult), non ponendo freni al proprio estro, stupendo e divertendo senza pause. Yuzna - ricordiamo, per tutti, l'esordio fulminante con lo splendido SOCIETY - THE HORROR (...un must!!) - senza dar sfogo alle pulsioni metaforiche e alle sottili allusioni politiche del debutto, rimesta tutto in un film (tratto da un fumetto di David Quinn, autore anche della sceneggiatura) di un trash sublime ma straordinariamente elegante (volo a planare su una tavola imbandita che Greenaway invidierebbe), visivamente abbagliante, con montaggio al cardiopalma, grande azione, sangue a litri. La sagra del grand guignol. Ci sto dentro, Brian. Stratosferico. http://movies.fantasticfactory.com/faust/
Il ciclone Michael Moore: "Gli affari di Bush e Osama" Provocatore, umorista, irriverente e irritante. Grillo parlante d'America, il documentarista Michael Moore, premio Oscar per Bowling for Columbine, il feroce j'accuse contro la cultura delle armi da fuoco negli States, è diventato un casus belli nazionale e una sorta di pifferaio magico della sinistra americana: è suo il "Vergogna, Mr. Bush!" ripetuto per tre volte nella notte degli Oscar. Moore è diventato una potenza multimediale: oltre ai documentari (citiamo anche Roger and me e Downsize this!), realizza serie televisive d'impegno politico (Tv Nation), è autore del best-seller Stupid white men (in sostanza una requisitoria contro Bush e la sua "junta" che ha rubato le elezioni - il libro è uscito anche in Italia, incontrando molti favori), è uno speaker di grande carisma tra i più richiesti e pagati dopo Bill Clinton. Bowling for Columbine, costato 3 milioni di dollari, è il documentario di maggior successo della storia, con incassi di 20 milioni solo in America e oltre 40 in tutto il mondo. Un successo che Moore spera di ripetere con il suo prossimo documentario, provvisoriamente intitolato Fahrenheit 9/11, una disamina dei legami tra la famiglia Bush e i Bin Laden, prodotto e finanziato dalla casa di produzione di Mel Gibson, la Icon Films. Il documentario, che già fa tremare i palazzi del potere, verrà realizzato in tempo per debuttare a Cannes nel 2004, e uscirà nei cinema americani in tempo per le elezioni presidenziali di quell'autunno. "C'è chi programma le sue uscite pensando agli Oscar", dice Moore, 49 enne del Michigan, "Io invece programmo i miei film per le elezioni".
Ha già cominciato Fahrenheit 9/11? "Ci sto lavorando da un anno e ho già materiali scottanti. Racconto quel che è successo nel nostro paese dall'11 settembre 2001, e come l'amministrazione Bush abbia piegato questo tragico evento ai propri scopi. Il film affronta i legami fra due generazioni di Bush e il clan di Osama Bin Laden, risalendo ai primi rapporti di affari fra Bush senior e il padre di Osama, un magnate delle costruzioni saudita. Quando morì lasciò al figlio circa 300 milioni di dollari che questi ha usato per finanziare la violenza globale".
Da amici a nemici? "Più o meno. Cercherò di spiegare cosa ha portato George W. Bush e Osama Bin Laden a diventare nemici mortali e risalirò alle ragioni che hanno fatto degli Stati Uniti un bersaglio del terrorismo e dell'odio in mezzo mondo".
Cosa ha scoperto? "Bush padre ha mantenuto i suoi legami con la famiglia Bin Laden fino a due mesi dopo l'11 settembre, e i Bin Laden hanno investito parecchio nel gruppo Carlyle, che ha le mani in varie torte ed è l'11mo appaltatore della difesa militare. Il film pone una serie di questioni per le quali non ho ancora risposte, ma ci sto lavorando".
Non teme di essere messo definitivamente alla berlina? "Niente affatto, io non lavoro a Hollywood. Sono finanziato da canadesi e ora da altre persone come Gibson - che non vivono qui e le cui compagnie di produzione sono fuori della cerchia. Il mio libro è primo in classifica, insomma, mi sento di poter fare quello che voglio, esercitando quel nostro bellissimo diritto che è la libertà di parola".
Stupid white men ha venduto milioni di copie... "Il mio libro attacca Bush proprio nel momento in cui, a quanto pare, gode di enorme popolarità. Ma la verità è che la maggioranza del paese non ha votato per lui; la maggior parte dell'America è sensibile alle questioni ambientali, al contrario di Bush; approva l'aborto, al contrario di Bush; vuole legittimi legami internazionali, al contrario di Bush. La maggioranza non vuole la guerra, non vuole vedere i suoi ragazzi morire. Sarebbe irresponsabile da parte mia non dire quello che penso. Allo stesso tempo però amo il cinema, mi piace andare a vedere un bel film, e voglio che il pubblico esca da un mio film eccitato per quello che ha visto, cosa sempre più rara di questi tempi".
Durante il suo discorso agli Oscar fischi e "buu" si sono mescolati agli applausi...? "Ho visto la sala alzarsi in pedi ad applaudire. Poi dalla galleria sono partiti i 'buu', e quelli che prima applaudivano hanno cominciato a fare 'buu' a quelli che facevano 'buu'. Una scena surreale. Poi l'orchestra ha iniziato a suonare e me ne sono dovuto andare via. Ma ricordo anche di aver udito le maestranze dietro le quinte dire 'No, no!', quando ho attaccato a parlare. Del resto, mica mi sarei messo a ringraziare agenti, avvocati, agenti degli avvocati e avvocati degli agenti. E poi siamo ancora tutti pieni di rabbia per quello che è successo l'11 settembre e abbiamo il diritto di cercare vendetta nei confronti dei 'cattivi'. Ma non di un cattivo qualsiasi".
Si spieghi. "La paura che Saddam uccida lei e me questa notte è insensata. E tuttavia, proprio la paura instillata dai nostri governanti è un'arma potentissima di consenso. Paura di tutto... vota per me che ci penso io. La verità è che l'Iraq vanta la seconda riserva di petrolio più grande del mondo: per questo siamo lì. Perché non dirlo chiaramente? Bush l'aveva quasi fatto un paio di settimane fa, quando ha detto: 'Non bruciate quei pozzi...', pensavo stesse per aggiungere, 'perché è il nostro petrolio!', ma non l'ha fatto. Sarebbe stata una splendida gaffe. Avrebbe detto la verità per una volta".
Alberto Crespi,L’Unità (18/10/2002) Sul valore squisitamente politico di Bowling Columbine ci siamo ampiamente diffusi nei giorni scorsi, registrando anche il successo di pubblico che il film sta riscuotendo in America. Ma nel momento in cui esce anche in Italia, vale la pena di ritornare sull’opera in sé, magari partendo dall’autore, Michael Moore. Non si tratta di un semplice regista. Moore é, al tempo stesso: un documentarista che agisce nel sociale, un agitatore politico, un uomo di spettacolo, un grillo parlante - e si intenda quest’ultima definizione nel senso più nobile e positivo del termine Michael Moore é un uomo che andrebbe in mezzo alle gambe del diavolo per strappare un’intervista, una dichiarazione, un’immagine utile a dimostrare la sua tesi; in più é, appunto, un uomo (un artista) con una tesi da dimostrare, che non si nasconde dietro il falso mito dell’oggettività. Ai tempi di Roger Me, il primo film che lo rivelò in America e nel mondo, non voleva solo raccontare come la General Motors avesse rovinato numerose famiglie chiudendo una fabbrica in quel di Flint, Michigan. Voleva vendicarsi. Lui, a Flint, é nato e cresciuto: ha vissuto la monocultura di una fabbrica di automobili che in una piccola comunità è luogo di lavoro, fonte di riconoscibilità, collante sociale le e psicologico, padre e madre, sorella e fratello. Chiudendo, la GM aveva distrutto tutto ciò e Moore voleva fargliela pagare: il Roger del titolo era il direttore della fabbrica, e Moore andava a perseguitarlo dovunque pur di metterlo di fronte alle sue responsabilità. È la stessa cosa che Moore fa con Charlton Heston in Bowling a Columbine in qualità di portavoce e sponsor della Nra (la lobby dei fabbricanti d’armi), il vecchio divo non può rifugiarsi nei no-comment quando qualche americano - che ha potuto comprare un fucile a pompa al supermarket impazzisce e fa una strage. Bisogna stanarlo. Bisogna, appunto, fargliela pagare. Il cinema di Michael Moore é un cinema che la fa pagare sempre: a chi tocca, tocca. Lo fa rompendo le scatole in modo totalizzante e scientifico, esibendo statistiche e pezze d’appoggio, facendo parlare amici e avversari ma non facendosi alcuno scrupolo se é opportuno ascoltare i primi e sfottere i secondi. Per questo motivo é un cinema fazioso, partigiano, fragorosamente divertente e dolorosamente istruttivo. Bowling a Columbine é un documentario, ma vedendolo non ci si annoia nemmeno per 1o secondi. Partendo dal massacro avvenuto nella scuola di Columbine in Colorado (alcuni studenti armati fino ai denti massacrarono numerosi compagni), analizza l’ossessione americana per le armi da fuoco fornendo al proprio paese un lucido, terribile (e NON deformante) specchio nel quale rimirarsi. Il montaggio del film é raffinatissimo, il ritmo é incalzante, la presenza di Moore - quando entra in scena - é paragonabile a quella di un caterpillar. Bowling a Columbine é da vedere assolutamente. Uscirete sognando che un Michael Moore spunti anche in Italia (non paragonatelo né a Chiambretti né alle Iene, per cortesia qualche similitudine c’è ma questo é un cineasta serio, un essere pensante, non un clone televisivo) e giri un finn simile su Berlusconi. Probabilmente, forzando la legge Cirami, esprimerebbero su di lui un “legittimo sospetto”, lo chiuderebbero in galera e butterebbero via la chiave.
Schopenhauer non poteva soffrire le folle, lo facevano diventare matto però ce la faceva a dire "perlomeno io non sono quelli li' ". e questa cosa lo consolava un pochino e penso che uno dei suoi scritti più spiritosi è quando si è infuriato con un signore che aveva fatto schioccare senza motivo il frustino sul suo cavallo distruggendo di brutto un processo mentale nel quale Arthur in quel momento era immerso. ma l'uomo col frustino era una parte del tutto non importa quanto immotivata e a prima vista stupida e anche i pensieri un tempo eccelsi col tempo spesso diventano immotivati e stupidi. ma la furia di Schopenhauer era così bella così ben riposta che sono scoppiato a ridere forte e l'ho messo via vicino a Nietzsche un altro troppo umano.
Henry Charles Bukowski
Splash
L'illusione è che tu semplicemente stia leggendo questa poesia. La realta' è che questa è più di una poesia. Questo è il coltello di un accattone. è un tulipano. è un soldato che marcia attraverso Madrid. questo sei tu sul tuo letto di morte. questo è Li Po che ride sottoterra. no, non è una dannata poesia. è un cavallo che dorme. una farfalla dentro il tuo cervello. questo è il circo del diavolo. e non la stai leggendo su una pagina. è la pagina che legge te. la senti? è come un cobra. è un'aquila affamata che sorvola la stanza. questa non è una poesia. la poesia è barbosa, ti fa venire sonno. queste parole ti incitano a una nuova follia. ti ha toccato la grazia, sei stato spinto dentro una abbacinante regione di luce. adesso l'elefante sogna insieme a te. la volta dello spazio curva e ride. adesso puoi morire. tu puoi morire adesso come si doveva morire da uomini: grande, vittorioso, con l'orecchio alla musica, essendo tu la musica, che romba, romba, romba.
...so che mi tirerò dietro molte critiche, ma stando 12 ore la giorno a peregrinare tra una sala e l'altra di un festival si scoprono molte cose!!! ...continuate ad osannare il Tarantino, molto bravo indubbiamente, ma soprattutto a riproporre alla massa una cultura fatta di cinema d'essai, e di b-movies che non ha solo lui!!! ...questa vi ricorda qualcosa:
...visto ieri sera, film cinese del 2002 di Cori Yuen, nel quale i riferimenti si trvano a bizzeffe...!! ...e questo:
...di Battle Royale vi ho già parlato qualche post addietro; metto le mani avanti dicendo che non ho nulla contro Tarantino, ma non sopporto l'idolatrare qualcuno!! ...soprattutto quando si parla di un regista che da tempo ha dimenticato cosa vuol dire produrre a "low budget", forse con la fama è proprio vero che ci si dimentica del fervore giovanile...
...senza parole, tra tutti i film che sto vedendo al Torino Film Festival, JI-GOO-RUEL-JI-KYEO-RA! ovvero "Save the green planet" di Jun-Hwan Jang, che ho visto questa notte ha raggiunto l'apice tra le mie preferenze, semplicemente fantastico!! ...ancora totalmente adrenalinico, come se avessi ingoiato una ghiandola pineale, cercherò di prendere sonno, pensando alla giornata di domani, ricca di appuntamenti...
...eccomi di ritorno, dopo tre giorni di corso di formazione per la "via lattea" praticamente inutili, cmq se tutto va bene la partenza è prossima!! ...l'unica cosa che ha meritato è stato il panorama di una stazione sciistica come il Sestriere, senza un turista, ricoperta da un manto d'un metro di neve immacolata, sulla quale ogni cosa sembrava prendere vita come il prsonaggio di "Cavandoli", il Sig. Linea!! ...ve lo ricordate?? ...ero piccolissimo, ma le risate e che mi facevo sono ben impresse nella memoria...
La scena di The Dreamers nella quale due dei tre protagonisti eseguono la "penitenza" assegnatagli sul pavimento della cucina, sotto gli occhi del terzo che nel frattempo prepara da mangiare, insieme a tutte le citazioni volontarie, ed involontarie di Bertolucci, hanno rievocato, forse solo nella mia testa, uno stile cinematografico prettamente degli anni ’70, sicuramente anche perchè l'affinarsi dello stile di Bertolucci è avvenuto in quel decennio; anni che videro generalmente l’affermarsi, in America e in Europa, di un cinema nuovo: nato dalle sperimentazioni (e dagli sperimentalismi) degli anni ’60, il film del decennio successivo è generalmente più sicuro e compiuto, pur non rinunciando a libertà espressive e a ricerche di nuove aree del visibile ancora da esplorare.
Chiaramente questa libertà ha ameno due risvolti essenziali: da una parte l’assumersi certe responsabilità, il voler fare del cinema uno strumento d’impegno sociale, civile, politico. L’altro risvolto è più esclusivamente cinematografico: si tratta di sentirsi liberi, liberi di spingere i limiti del rappresentabile – pensiamo alla pornografia che comincia ad affrancarsi dalla clandestinità in quesgli anni, ma anche semplicemente la possibilità di mostrare il sesso, la violenza e la morte (i tre tabù per eccellenza, al cinema) senza rinunciare alle tinte forti e abbandonando ogni ellissi.
La scena del connubio dell'atto sessuale (la "penitenza"!!) e del cibo, di The Dreamers, rilegge poco velatamenete il tema affrontato da Ferreri, con La Grande Abbuffata; pellicola che si propone come monito sociale, filosofico e satirico sull’opulenta decadenza dell’Occidente borghese, e che dall’altra parte decide di osare – a livello visivo e di sceneggiatura – e di aggredire lo spettatore con un immaginario cupo e ossessivo che, strano a dirsi, riesce perfettamente a coniugare nausea e poesia, grottesco e farsesco, orrore fisico e tristezza esistenziale.
MARCO FERRERI è stato uno dei più acidi e schivi autori italiani. Al centro della sua caustica vena dissacratoria sono sempre stati i valori borghesi quali la famiglia, il consumismo, il sesso, il cibo. Attraverso numerosi film – L'ape regina (1963), Dillinger è morto (1969), La grande abbuffata (1973), Ciao maschio (1978), Storie di ordinaria follia (1981), Diario di un vizio, (1993) – e con grande coerenza Ferreri ha sviluppato la sua corrosiva e a tratti disperata critica nei confronti di una società assurda e di una vita priva di veri valori, e il surrealismo di alcune sue pellicole è lo specchio del suo sguardo sospeso tra lo stupore infantile e la disillusione del cinico.
Io alzo il mio bicchiere. Non so a che cosa, ma alzo il mio bicchiere.
(Ugo Tognazzi)
LA GRANDE ABBUFFATA (1973): CIBO E MORTE Grande scandalo al Festival di Cannes nel ’73, il film provocò reazioni indignate e schifate da parte di giornalisti, pubblico, del Centro Cattolico, addirittura della giuria: i critici francesi, in particolare, si dissero offesi per il fatto che una simile immondizia fosse l’unico film in concorso ad essere stato prodotto e girato in Francia (La Grande Abbuffata, nonostante o forse proprio a causa di questo, fu il più grande successo al botteghino che Ferreri abbia mai raggiunto). Strano, il disappunto di quei critici: questo film è infatti il più intimamente francese tra le pellicole ferreriane: pensiamo in particolare ai riferimenti letterari – Sade, Rabelais – e, più in generale, a quell’atmosfera di viscerale crudeltà che tanta parte ha avuto nella letteratura francese (forse la più feroce in assoluto, con i suoi poeti maledetti, con i suoi Maupassant, Lautréamont, Apollinaire, Artaud, ecc.).
I protagonisti sono un pilota di linea (Marcello Mastroianni), un giudice (Philippe Noiret), un cuoco (Ugo Tognazzi) e un produttore (Michel Piccoli) che si ritirano in una grande villa nei pressi di Parigi per suicidarsi mangiando fino a scoppiare. Alcune prostitute assicurano il sesso ai quattro suicidi, mentre una giunonica maestra (Andréa Ferréol) li accompagna guidandoli con affetto e amore nella loro decisione.Il film non ha perduto nulla della sua carica eversiva, imbarazzante e rivoltante, e tocca nervi ancora scoperti: lo spettacolo grottesco e ossessivo delle scorpacciate e delle conseguenze scatologiche è a tratti difficilmente sopportabile perfino oggi.
Al centro del mondo de La Grande Abbuffata sta il corpo, unica vera realtà dell’uomo. Niente sentimenti veri, niente valori, niente entusiasmi. L’unica verità che Ferreri decide di mostrarci è quella “fisiologica”, quella dei peti e dei rutti, della merda e dell’odore, del sesso e del cibo. Nessuno dei quattro personaggi ha mai veramente fame eppure s’ingozzano a più non posso: i raffinati manicaretti sono ormai un vizio, un dovere, perfino il sesso è visto come qualcosa di meccanico e, in definitiva, superfluo. I quattro borghesi del film sono corpi senza speranza, sola carne… e il loro particolare harakiri è forse un’accettazione simbolica di questa loro realtà infima e squallida. Sono figli di una società consumistica e superficiale, per cui nulla resta loro se non l’atto di mangiare, ingurgitare, fagocitare, sono davvero obbligati ad esplodere dal troppo cibo. Tra le sequenze più famose: quella di Tognazzi che preme l’inguine sul tavolo per spingere il cibo nello stomaco e far posto per un’altra porzione di paté, mentre nel frattempo si fa masturbare dalla maestra; Piccoli che fa l’amore in preda a flatulenze incontrollabili; la disgustosa morte di Piccoli per collasso intestinale… L’unica luce in questa desolazione, come spesso accade in Ferreri, proviene dalla donna – qui la splendida Ferréol -angelicamente terrena e serena, essere misterioso che pare vedere al di là delle cose, e accudire con l’amore di una madre questi figli ormai perduti. In questa voracità incontrollata, priva di piacere, si nasconde una tragica visione dell’uomo: un animale fatto per abbuffarsi fino a scoppiare, né più né meno… La razza umana è in vertiginoso declino, i sentimenti sono trastulli d’altri tempi, ed ora rimane soltanto questo corpo sempre imperfetto e francamente ripugnante, dispensatore di gas ed escrementi… La Grande Abbuffata è un film abissalmente triste, cupo, disperato: la nostra fisicità, ci dice Ferreri, è l’unica patetica dimensione dell’esistenza.
Stammi vicino stanotte
non riesco a dormire,
troppi pensieri si affollano
nella mia mente...
non mi lasciano stare
non mi fanno sognare,
voglio solo abbandonare la realtà
e seguire la mia anima
che uccide l’inquietudine
di vivere,
di essere soli e cambiare,
per tornare leggeri come l’aria
come ieri...
Vorrei non essere costretto a fingere
per rimanere ancora qui
perché mi sono perso in questo posto
ma non voglio andare via così.
E torneremo leggeri come l’aria
come ieri........
I giorni migliori
Certe cose che senti nell’aria
non le devi nascondere
le conosci a memoria
ma non puoi condividerle,
se stai cercando il tuo viaggio
in un posto lontano, più libero...
Oltre i muri che vedi andando avanti
fra i discorsi invidiosi e arroganti,
le cose che senti nel cuore
non rinnegarle mai
sono fragili ma possiamo difenderle
se voleranno in alto i nostri pensieri
più limpidi.
Aiutami a ritrovare l’interesse
per le piccole cose
che sono alla base di tutte le promesse
del futuro che cresce,
perché sono le sfumature
a dare vita ai colori
e a farci tornare in mente
le cose più pure
dei giorni migliori.
Non ci sono percorsi più brevi da cercare
c’è la strada in cui credi
e il coraggio di andare.
...se riesco questa sera butto giù due righe su "Artissima", la mostra d'arte contemporanea, ormai arrivata alla decima edizione. Ogni anno sempre meglio organizzata, soprattutto per quanto riguarda la scelta dei promoter che ci lavorano, accuratamenete scelti in modo da non farmi pagare!!! ^__^ ...infatti mi sono aggirato tra gli stand con il mio bel braccialettino verde da addetto ai lavori, e soprattutto "lomo" alla mano!! ...in attesa di finire il rullino e di svilluparlo, posto due cosucce!! HAPPY PEOPLE AT WORK!!
...il post che si sarebbe dovuto distruggere entro 48 ore è stato modificato per esigenze di pubblicazione, per saperedove si svolgerà il rave lasciate un messaggio tra i commenti, e vi darò informazioni appena riesco...
...tra la sensazione di ieri sera al "centralino" di essere leggermente fuori target di età, anche se gli scoppiati della mia età non mancavano, e i discorsi di oggi fatti con una amica che hanno portato alla luce "arnold"(!!!), penso di essere entrato nella crisi di mezza età, beh facciamo di un terzo di età!!! ...tornando alla serata di ieri, tralasciando le sfumature non degne di nota, di una serata come le altre, posso continuare a dire che quasi sempre tendo a sopravvalutare persone che non mi lasciano poi così tanto, e invece mi rendo conto che una persona che ho affianco da un paio di anni non è come immaginavo, non che la sottovalutassi ma sono felice che ieri sera si sia aperta con me, non facendomi sentire uno dei tanti, e soprattutto che sia emerso un feeling non indifferente; spesso continuando ad idealizzare determinate persone, e situazioni ci precludiamo una miriade di rapporti molto più gratificanti, che messi su una bilancia non fanno spostare l'ago sempre dalla stessa parte, rimanendo in un equilibrio rasserenante di complicità e aiuto reciproco... di "Arnold" invece che posso dire, è passato troppo tempo, ma mi rendo conto sempre di più che la mia infanzia è molto legata al tubo catodico, da qualche parte il mio culto del trash deve pur arrivare!!!
...tra i link ho messo quello al mio new "ashes of time", ovvero il nuovo blog fotografico, che conterrà sia foto partorite dal sottoscritto, sia trovate in rete; il link è ovviamente l'ideogramma! ...sorry per l'assenza, Barcellona alla fine è saltata, e quel poco tempo che ho passato davanti al pc l'ho dedicato alla creazione del nuovo blog...