[....Vivo come un cammello in una grondaia, in questa illustre e onorata società!
E ancora, sto aspettando, un'ottima occasione per acquistare un paio d'ali,
e abbandonare il pianeta.
E cosa devono vedere ancora gli occhi, e sopportare?
I demoni feroci della guerra, che fingono di pregare!
Eppure, lo so bene che dietro a ogni violenza esiste il male...
se fossi un po' più furbo, non mi lascerei tentare.
Come piombo pesa il cielo questa notte.
Quante pene, e inutili dolori....]


SAKURA


[...In silenzio soffro i danni del tempo
le aquile non volano a stormi
vivo è il rimpianto della via smarrita nell'incerto cammino del ritorno...]



[...shizukani tokino kizuni kurushimu murewo kundewa tobanai taka furuki oshiewo tadotte kokoronomamani konokanashimiwo norikoete...]





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G.A.Romero & D.Argento


J.Carpenter


D.Aronofsky


W.K.Wai


S.Lee


Miike Takashi


Tim Burton


David Lynch





...quanti elefanti saranno mai passati di qua??!!
*loading*...elefanti si dondolavano
sopra il filo di una ragnatela
e considerando la cosa interessante
andarono a chiamare un altro elefante...

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicitá. Non puó pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001


venerdì, gennaio 23, 2004
 

 

 

Sauze

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

...spiacente per i pochi post in questo periodo, ma sono nella ridente località di Sauze Doulx a lavorare sulle piste, se voleste passare a farmi la stecca vi pubblico la cartina degli impianti, io sono dove c'è la scrittina SPORTINIA!!! ...Internet Point permettendo, spero di non latitare, e di ricordarmi dei miei Blog!! HAPPY PEOPLE AT WORK!!

http://www.comune.sauzedoulx.to.it/webcam.htm queste sono le web cam di Sauze...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sussurrato da sushi | 00:54 | commenti (4)


sabato, gennaio 17, 2004
 

 

Il più importante narratore della Cina moderna, ancora profondamente immersa nel passato contadino e chiamata a confrontarsi con un capitalismo che nello stesso tempo le appartiene e la estrania, è protagonista della prima personale pensata per il 2004 dal Museo del Cinema. Nei dieci titoli scelti per Il cinema di Zhang Yimou, in programma al Massimo 3 dal 16 al 25 gennaio, si possono trovare tutte le opere, le più significative, di quello che è probabilmente il regista cinese più noto in Occidente, tralasciando gli emergenti, comunque sta di fatto che passerò la maggior parte dei prossimi giorni all'ennesima rassegna!!
Zhang Yimou parla di storie concrete, di gente concreta, mettendo in primo piano la donna, per una sua particolare sensibilità e anche perché si tratta sicuramente della figura che meglio rappresenta le drammatiche incongruenze della transizione fra un passato autoritario e un futuro cinico. Yimou rappresenta il lavoro e la fatica del corpo, perché è fino al giorno prima di dirigere film lavorava nelle campagne e nelle officine. Queste, più di ogni altra esperienza, gli hanno insegnato la vita della gente semplice, le emozioni e la commedia umana che ha poi trasferito sullo schermo.
La sua fama è collegata all'immagine della protagonista di tutti i primi film, la bellissima Gong Li, per un lungo periodo anche sua compagna nella vita. È il caso di Lanterne Rosse (riproposto dal 16 al 18 e il 25), il film che nel '91 ha fatto conoscere Zhang Yimou in tutto il mondo, la storia della liberazione di una giovane sposa che, prigioniera della gabbia dorata del marito padrone, non può evitare di fare i conti con gli innumerevoli intrighi di palazzo. L'Oscar e il Leone d'Argento a questo film fecero riscoprire le due opere precedenti, non sfuggite alla critica, ma disertate dai cinematografi: Sorgo Rosso (16-18), una storia d'amore nel paese alle soglie dell'invasione giapponese, e Ju Dou (16-18, 25), una tragedia alla Euripide ambientata nella miseria padronale delle campagne di stile pirandelliano. Ancora GOng Li è la protagonista de La storia di Qiu Ju (16-18, 25), il film che ha portato lei e il suo regista sugli scudi del successo internazionale: le vicende di una donna coraggiosa che difende il padre del figlio che porta in grembo da una giustizia kafkiana, apparentemente inscalfibile. Quando all'attrice si affianca Ge You, forse la star maschile più famosa dell'Estremo Oriente, nasce Vivere! (19, 21, 22), il cui protagonista è un burattinaio del teatro delle ombre costretto ad adattarsi al cambiamento di ideologie che in quel paese ha creato conflitti e assurdità ben riproposte dal film, parzialmente autobiografico. Nel '95, Zhang Yimou dirige per l'ultima volta Gong Li in Shanghai Triad - La triade di Shanghai (19, 21, 22), una vicenda di malavita cinese, una gangster story con cui trova il modo di confrontare anche le proprie competenze con le icone hollywoodiane, e dimostrare che, pur nel rispetto di un film di genere, la poetica del regista può trovare spazioGong Li e venirne esaltata. Nel '97 e nel 2001 sarà la volta di due commedie moderne agrodolci, Keep Cool (19, 20, 21) e La Locanda della Felicità (23, 24), mentre il '99 sarà l'anno di due film intensi come Non uno di meno (19, 20, 21) che ha per protagonista il viaggio di una bambina, chiamata a confrontarsi con le incognite della modernità dando prova di esserne all'altezza, e La strada verso casa, speculare e complementare al primo perché insegna i valori delle origini, dentro la metafora del ricordo di un amore perfetto.
Questa personale anticipa il lancio del nuovo lavoro di Zhang Yimou, Hero, nel quale, come Takeshi Kitano, propone un omaggio orientale al cinema di Sergio Leone. È la storia di un re, Qin, che vede la sua vita continuamente attentata da tre bande, e di come un suo magistrato gli insegna come egli le vinse. Beh, ora cappottino spigato, tracolla in spalla, programma sotto il baraccio a mo di baguette e via, con lo scopo di allontanare la realtà, e tuffarsi nelle atmosfere morbide e gentili di un cinema che mi appassiona sempre più...

 

 

 

 

 

sussurrato da sushi | 20:07 | commenti (4)


venerdì, gennaio 16, 2004
 

 

 

 

FONDAZIONE PITTI IMMAGINE DISCOVERY
EXCESS. MODA & UNDERGROUND NEGLI ANNI ’80
8 gennaio-8 febbraio 2004, Stazione Leopolda, Firenze

Gli anni ’80 sono un periodo complesso. Una fase storica di trasformazione sul piano politico, sociale e culturale. Per l’Italia uscita dall’oscurità degli anni di piombo sono gli anni dell’affermazione del Made in Italy. Made in Italy come definizione di un prodotto di qualità, per forma e contenuto, che trova nella moda una delle sue più significative espressioni. I designer italiani sono nominati in tutto il mondo non solo come creatori di abiti, ma anche come maestri di stile. Uno stile italiano che entra prepotentemente sulla scena internazionale. L’immagine di un‘ Italia vincente consacrata nel 1982 dalla vittoria ai Mondiali di calcio. Ma quel che rimane di quel decennio nella memoria ravvicinata è spesso solo un accumulo di eccessi senza contenuto.

Cosa sono stati allora veramente gli anni ’80? Solo edonismo reaganiano, decor neobarocco e paesaggio postmoderno o anche la creatività dissacrante e costruttiva dell’underground? Solo la nascita del total look e del lusso delle griffe o anche lo strutturarsi di un sistema che porterà la moda a essere motore dell’economia italiana? Creatività e novità sono le parole chiave di un periodo che sembra sfuggire a ogni precisa definizione nelle sue contraddizioni apparenti. C’è il ritorno alla professionalità, all’ufficialità dopo la contestazione, che trova però espressione nello street style. Nello stesso tempo la rivoluzione conservatrice del libero mercato di Ronald Reagan e di Margaret Thatcher inizia la riabilitazione della ricchezza e della sua ostentazione. Il culto delle celebrities. La celebrazione dell’io rispetto al sociale. La ricerca esasperata del look giusto. La moda non è più unicamente un insieme di vestiti e accessori, ma lo specchio di una società in rapido e continuo cambiamento. Dalle sfilate di moda, alle pagine dei giornali, ai video musicali, alle gallerie d’arte, l’energia che il punk aveva liberato sfocia in un flusso ininterrotto di immagini.

Basta guardare con la curiosità di oggi per accorgersi di quanto gli ’80 siano attuali o perlomeno come stiano diventando il vintage dell’anno prossimo.
Leggings e braccialetti punk per strada, ciglia finte, make-up esasperato, spalle giganti e oro sulle passerelle. Eccessivi per definizione gli anni ’80 sono tornati di moda. Jennifer Lopez come Jennifer Beals in Flashdance, Fisherspooner come gli Yellow nelle classifiche disco, Morgan dei Bluvertigo come Adam Ant, Hard Rock e magliette Hell’s Angels, Boy George in un musical a Broadway sulla vita di Leigh Bowery, Amanda Lear in una trasmissione televisiva che diventa di culto. Britney Spears come Madonna o Madonna come Britney Spears? Nuovo conservatorismo, W. Bush come Reagan, inflazione e lusso sfrenato. E ancora altro. Ovunque richiami da quel controverso decennio.

La mostra_ Una distesa di container. Una città alla Blade Runner. L’ingresso alla mostra avviene attraverso uno spazio/filtro nero. Lo spazio interno si presenta oscuro, spezzato da pochi punti luminosi come guida, in cui container neri si rivolgono verso lo spettatore. Avanzando tra le cataste di container, guidati dalla luce e dalla musica, si scoprono le vetrine che custodiscono le scene e il glamour degli anni dell’eccesso. Una città di più di 40 container con oltre 100 abiti e ancora oggetti, mobili, musica, film non solo di quel decennio glorioso e fangoso ma anche dell’oggi Neo ’80s.

Tre sono le sezioni della mostra:

SUPERBODY atmosfera diurna, per un corpo plastico, costruito, nudo Abiti che costruiscono e modellano il corpo. Ma anche un corpo che comincia a definirsi struttura con aerobica e palestra. Il vestito e' progettato per dare personalita' e forza agli individui. Le imbottiture ingigantiscono le spalle e danno imponenza e autorevolezza alla figura femminile. La moda ritaglia le figure sullo sfondo e costruisce silhouettes senza incertezze. Il supercorpo femminile si trova a suo agio con la divisa della donna in carriera ma anche con il costume dell’eroina sexy. Per essere alla moda l’uomo diventa morbido e sensuale, colorato e spregiudicato Il supercorpo maschile è scultura e non ha timore a essere neoclassica icona gay.

Andy WarholTRANSBODY atmosfera notturna per un corpo travestito, trasfigurato, truccato, eccessivo Il desiderio di essere diversi. Di essere unici e straordinari. Non conta essere belli ma bisogna assolutamente essere personaggio. L’ambiente è quello notturno delle discoteche e dei club che fanno le serate a tema. I corpo si trasfigura per essere indimenticabile. Leigh Bowery è l’icona di tutti quelli, artisti in testa, che scelgono il proprio corpo e il travestimento come mezzo d’arte e di battaglia. L’Eccesso diventa un modo di comunicare e di sperimentare. Creatività e individualismo sono le parole chiave di questo momento. Tutti possono improvvisarsi stilisti, grafici, artisti, designer anche solo per una notte. Non c’è più un solo punto di vista e la moda è un sismografo che registra l’accumularsi di movimenti e cambiamenti.

POSTBODY Il corpo si smaterializza, il vestito è un fatto mentale. Porta con sé molte atmosfere. Il vestito partecipa al gioco delle citazioni L’epoca dei post. Gli stili convivono e l’abito è il risultato di una riflessione sulla moda, gli stili, la storia e le tradizioni. Il corpo post moderno è wired, connesso con la rete come succede ne il Neuromante di Gibson. Nella realtà che comincia a essere virtuale l’abito è un fatto mentale: veste menti e attitudini. La moda propone lifestyle che permettono a ciascuno di vivere sogni e atmosfere differenti. La citazione permette di usare un frammento del passato ma anche del tempo appena trascorso per trasfigurarlo nell’estetica del customizing e del citazionismo. Gli architetti e i filosofi si affannano attorno al concetto di Postmoderno, gli artisti sono transavanguardisti, citazionitisti e nuovinuovi … Intanto sta cominciando un’altra storia.






sussurrato da sushi | 16:46 | commenti (1)


domenica, gennaio 11, 2004
 

 

 

DE PASSION MORTAL MORIA...

Nella playlist di questa domenica pomeriggio ho infilato una versione di Cucurrucucu Paloma cantata da Caetano Veloso, è fantastico vedere come il cervello imprima su delle note o su certe emozioni delle immagini, delle istantanee indelebili, infatti mi è subito affiorata l'immagine della cascata del film del mio guru Wong Kar-wai, regista che ama narrare l'amore, insieme alle sofferenze che questo porta con sé. Proprio tale sentimento è al centro della storia del film in questione, uno dei suoi film più incisivi insieme ad IN THE MOOD FOR LOVE (2000), ovvero HAPPY TOGETHER (1997); che gli è valso per giunta la Palma d'Oro a Cannes (premio come miglior regia). Per la precisione, si tratta del primo film made in Hong Kong a essere premiato da questa prestigiosa rassegna cinematografica. Il regista ci mostra il travaglio di un amore nato male e finito peggio. Per la prima volta lui fugge da Hong Kong, palcoscenico naturale delle sue opere, per scegliere l'Argentina come location. La grandezza di HAPPY TOGETHER sta nel fatto che ci presenta una specie di teorema dell'amore contrastato, vissuto attraverso le vicende di due omosessuali. Il messaggio dell'autore è chiaro: l'amore non conosce parole come normalità o regolarità. Ciò che colpisce in questa pellicola, oltre alla sua bellezza formale, è che non si accontenta di trattare la semplice liaison sentimentale tra due uomini. Il film si attesta come un effettivo ragionamento sulle difficoltà che sussistono nel portare avanti una relazione incoerente e frustrante. Parlando della trama, questa è semplice, sebbene incredibilmente appagante. È la storia di una fuga. Due amanti, Ho Po-wing e Lai Yiu-fai, decidono di fare un viaggio in Argentina. Arrivati qui, scoprono che il loro rapporto è in stallo e decidono di lasciarsi. Come sempre, Wong Kar-wai caratterizza alla perfezione i suoi protagonisti. Difatti, Ho Po-wing (un ottimo Leslie Cheung) incarna bene quelle che sono le caratteristiche di una moderna dark lady: cinica, egoista e piva di devozione nei confronti di chi l'ama. Al contrario, Lai Yiu-fai è depositario di un affetto pieno di trasporto e rispetto per il partner. L'effemminato personaggio di Cheung entra ed esce dalla vita del compagno a suo piacimento, scandendo il ritmo della relazione come più lo aggrada. Per far ciò utilizza una parola, ricominciamo, che diviene ben presto un ordine, al quale Lai Yiu-fai non può disobbedire. Fondamentalmente, si narra di un amore squilibrato, nel quale c'è uno che scappa e si ferma quando vuole e l'altro che è costretto a inseguire e ad adeguarsi, senza poter decidere nulla. Dopo la rottura iniziale, i due si riavvicinano: a Ho Po-wing vengono rotte entrambe le mani. Perciò, ritorna a farsi accudire dal compagno che aveva più volte freddamente scaricato; sicuro di essere accolto senza troppi problemi. Così avviene. Difatti, Lai Yiu-fai lo cura con tutto l'affetto e la devozione che solo l'amore può suscitare in essere umano. Tuttavia, esiste un limite a tutto. La svolta avviene quando Lai Yiu-fai comprende l'egoismo del partner, grazie all'incontro con un giovane puro, come forse era lui un tempo, di nome Chang. I due lavorano nello stesso ristorante cinese a Buenos Aires. Parlando con il ragazzo, il personaggio interpretato da Tony Leung capisce infine di essere solo un appiglio per Ho Po-wing e che prima o poi, quando non sarà più utile, verrà nuovamente scaricato. La freschezza e la spontaneità di Chang riportano alla luce una dignità che credeva perduta, a causa del sofferto rapporto con il suo amante. Il film si conclude con il ritorno a casa di Lai Yiu-fai, il quale ha definitivamente rotto con il compagno. Ora, lui è pronto ad affrontare una nuova vita, non più costretto fuggire da tutto, specialmente dalla famiglia. Come precedentemente detto, l'opera è formalmente pregevole. Le inquadrature, sempre ricercate e piene di significato, alternano il bianco e nero, al colore. A volte, le sequenze sembrano fondersi con la colonna sonora; che passa con estrema naturalezza dal caldo e passionale tango argentino, a un jazz ritmato e fumoso. I due attori principali recitano al meglio, tanto da non farci mai percepire l'innaturalezza di un bacio o di un abbraccio tra due uomini. Se in film come CHUNGKING EXPRESS (1994) e FALLEN ANGELS (1995), Wong Kar-wai ci aveva deliziato con dei suggestivi frammenti di vita della sua città, in HAPPY TOGETHER va ben oltre e tocca tematiche decisamente più universali, ben lontane da un contesto esclusivamente orientale. La storia che qui viene racconta non ha nazionalità né religione. Ritengo che siano poche quelle persone che in questo film non abbiano ritrovato un qualcosa di proprio. Francamente, prima o poi capita a ognuno di noi di vivere un rapporto nel quale ci si sente sprecati, a causa di un amante falso e irrispettoso, come Ho Po-wing per esempio. La forza della pellicola è proprio questa, presentarci una delle facce, ahimè, più comuni dell'amore: l'egoismo. Poco importa quale sia il sesso degli amanti. Questo sentimento purtroppo è insito in tutti noi, uomo o donna senza distinzioni.

sussurrato da sushi | 18:10 | commenti (5)


martedì, gennaio 06, 2004
 

 IL BURTON EUROPEAN OPEN 2004 A LIVIGNO, ITALIA
(10–17 Gennaio, 2004)

Il Burton European Open è ormai dietro l’angolo, e avrá luogo a Livigno dal 10 al 17 Gennaio 2004. Preparatevi al più grande evento rider-driven di puro freestyle nel Sud Europa . I migliori riders, bella musica e divertimento per tutta la settimana faranno dell´evento un ricordo indimenticabile. Il Burton European Open offre il meglio di entrambi i mondi: (R)EVOLUTION! Rivoluzione – nessuna regola, solo innovazione di cosa sia possibile fare con lo snowboard ai piedi. Evoluzione – miglior vetrina del passato, presente, e futuro della storia dello snow, con i giudizi esclusivi del mondo della produzione e dello sviluppo dello snowboard. Per quanto riguarda la competizione, il Burton European Open quest’anno propone due discipline: l’Halfpipe e lo Slopestyle. Ogni riders potrá registrarsi sul sito www.burtoneuropeanopen.com però sbrigatevi perché alcune discipline sono gia´al completo! Per la prima volta in un evento di snowboard, nella disciplina di Slopestyle saranno presenti specifici percorsi per donne e per ragazzi, ma senza escludere enormi kickers per la progressione. I ragazzi parteciperanno al Junior Jam e saranno suddivisi in due categorie (fino ai 13 anni e dai 14 ai 16). Più di cinquanta ragazzi che rappresentano i grandi nomi dello snow gareggeranno contro i vincitori delle qualificazioni dell’Halfpipe e dello Slopestyle. La novità sul fronte degli shapers sarà la presenza di Claes Högström dalla Svezia che dopo aver costruito innumerevoli pipes in tutta Europa tornerà a Livigno per il terzo anno consecutivo.
Il pipe sarà lungo 140 metri e più di 5 metri in altezza, e verrà costruito seguendo i suggerimenti dei migliori atleti di pipe al mondo, primo tra tutti Terje Haakonsen. La “killer Slopestyle”, simile in dimensioni a quella dell’anno scorso, sarà amorevolmente disegnata e shapeata dal norvegese Lars Eriksen, la mente del Hemsedal Sessions. Come sempre ci sarà d’aspettarci di tutto!
Oltre ai premi in denaro, i vincitori riceveranno due medaglioni per partecipare alle finali maschili del Ticket To Ride (TTR) Formula Series, un prestigioso evento che ha riscosso un grande successo nelle scorse edizioni. La giuria sarà composta dai riders, stelle del passato e dei giorni nostri e guidata dal giudice capo Alex Schwan. Straordinarie bands faranno da colonna sonora ai riders, media e agli spettatori per tutta l´intera settimana, sia in montagna che nei clubs. Preparatevi a Dorothy Sanchez dalla Francia, ad una band Punk Rock che suona come i Dead Kennedy´s e i Jane´s Addiction. Inoltre sul palco ci sara´ Redrama, che sta per un Hip Hop micidiale. La star finlandese dell´Hip Hop ha appena terminato due incredibili tours con leggende come 50 cent e Gang Starr. I DJ´s presenti sul palco sono il maestro di Hip Hop Gammy; il canadese di origine, produttore con base a Londra; DJ Vitamin J, meglio conosciuto per i suoi remix con Jackie Chan; Dj Chaka Chaka, cresciuto in Austria, che sara´l´esclusivo Dj rock dedicato al Burton European Open. Gli ultimi ma non i peggiori, Ace e Terminata Bex che sono Petty Krooks direttamente da Londra. I migliori riders delle piú grandi aziende dello snowboard saranno le stars del “Burton European Open” tra cui il Burton’s Global Rookie Team di cui ne fa parte Mads Jonsson, Freddi Kalbermatten, Nicolas Müller, Heikki Sorsa, Jaakko Seppala, Iker Fernandez e Kjersti Buaas.

 

 

 

  

Riders Uomini Slopestyle invitati Riders Donne Slopestyle invitate
1. Friedl Kolar/AUT 1. Hannah Beaman/USA
2. Hampus Mosesson/SWE 2. Natasza Zurek/CAN
3. Jukka Erätuli/FIN 3. Silvia Mittermüller/GER
4. Thomas « Beckna » Eberharter/AUT 4. Cheryl Maas/NED
5. Joni Malmi/FIN 5. Lisa Filzmoser/AUT
6. Jakob Wilhelmson/SWE 6. Kjersti Buaas/NOR
7. Christoph Weber/GER 7. Anne-Molin Kongsgaard/NOR
8. Jaakko Seppala/FIN 8. Anne-Flore Marxer/SUI
9. Eero Ettala/FIN
10. Heikki Sorsa/FIN
11. Travis Rice/USA
12. Benji Ritchie/USA
13. Frederik Kalbermatten/SUI
14. Nicolas Müller/SUI
15. Nico Droz/FRA
16. Wolle Nyvelt/AUT
17. Marc-Andre Tarte/CAN
18. Filippo Kratter/ITA
19. Gigi Rüf/AUT
20. Stefan Gimpl/AUT
21. Romain de Marchi(SUI)

Riders Uomini Halfpipe invitati Riders Donne Halfpipe invitate
1. Vinzenz Lüps/GER 1. Natasza Zurek/CAN
2. Eirik Haugo/NOR 2. Doriane Vidal/FRA
3. Keir Dillon/USA 3. Kelly Clark/USA
4. Ross Powers/USA 4. Nici Pederzolli/AUT
5. Iker Fernandez/ESP 5. Anne-Molin Kongsgaard/NOR
6. Heikki Sorsa/FIN 6. Kjersti Buaas/NOR
7. Nicolas Müller/SUI 7. Gretchen Beiler/USA
8. Gian Simmen/SUI
9. Giacomo Kratter/ITA
10. Markku Koski/FIN
11. Jan Michaelis/GER
12. Martin Cernik/CZE
13. Steve Gruber/AUT

Resta sintonizzato per maggiori informazioni sulla programmazione, la partecipazione dei riders e le altre novità. Visita www.burtoneuropeanopen.com.

 

 

 

sussurrato da sushi | 21:38 | commenti (6)
 

 Musica di confine...

Dopo collaborzioni con alcuni dei nomi più prestigiosi nel panorama musicale internazionale (Bjiork, Madonna, Blue Nile, Pet Shop Boys ecc.), dopo aver scritto colonne sonore indimenticabili (Romeo+Juliet, Moulin Rouge, L’anno del dragone, Plunkett & Macleane, The Quiet American, Magdalene, Love Actually), Craig Armstrong, nato come arrangiatore d'archi dei Massive Attack, ha dato alle stampe il suo secondo album solistico dopo “The Space Between Us” e, ora come allora, si circonda di collaboratori di prestigio: Evan Dando (Wake Up In New York), Swati Natekar e Mogwai (Miracle), Antye Greie-Fuchs (Waltz), Photek e Kate Bott (Hymn 2), David McAlmont (Snow), Bono (Stay (Faraway So Close!), 'Steven Lindsay (Let It Be Love), Alpha (Sea Song) e i King Crimson di cui rilegge “Starless”. I 15 brani di "As If To Nothing" potrebbero essere paragonati a 15 diverse colonne sonore su cui ognuno può immaginare e sovrapporre le immagini che preferisce, non a caso Armstrong è un compositore anche in tal senso. Certe armonie riportano alla mente certi lavori del grande Morricone piuttosto che Moby (come mi è capitato di leggere in una recensione...!!).
Occorrerà però dedicare un po’ di tempo a questo CD poiché se alcuni brani titillano corde emotive da subito (Snow, Stay e Wake Up In New York, per esempio), altri avranno bisogno di più ascolti per poter essere metabolizzati, e diventar una carezza per l'anima. La cosa bella è che ascoltare più volte questo lavoro è semplicemente entusiasmante, contrariamente a quanto capita con gran parte della produzione di questi tempi...
Non lasciatevi sfuggire nemmeno il precedente “The Space Between Us” che vede tra gli ospiti, tra gli altri, la voce cristallina di Elizabeth Fraser (This Love).

 

 

...non azzecca nulla col post appena pubblicato, volevo solo segnalare questo sito: www.0100101110101101.org 

sussurrato da sushi | 18:29 | commenti