[....Vivo come un cammello in una grondaia, in questa illustre e onorata società!
E ancora, sto aspettando, un'ottima occasione per acquistare un paio d'ali,
e abbandonare il pianeta.
E cosa devono vedere ancora gli occhi, e sopportare?
I demoni feroci della guerra, che fingono di pregare!
Eppure, lo so bene che dietro a ogni violenza esiste il male...
se fossi un po' più furbo, non mi lascerei tentare.
Come piombo pesa il cielo questa notte.
Quante pene, e inutili dolori....]


SAKURA


[...In silenzio soffro i danni del tempo
le aquile non volano a stormi
vivo è il rimpianto della via smarrita nell'incerto cammino del ritorno...]



[...shizukani tokino kizuni kurushimu murewo kundewa tobanai taka furuki oshiewo tadotte kokoronomamani konokanashimiwo norikoete...]





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G.A.Romero & D.Argento


J.Carpenter


D.Aronofsky


W.K.Wai


S.Lee


Miike Takashi


Tim Burton


David Lynch





...quanti elefanti saranno mai passati di qua??!!
*loading*...elefanti si dondolavano
sopra il filo di una ragnatela
e considerando la cosa interessante
andarono a chiamare un altro elefante...

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicitá. Non puó pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001


mercoledì, novembre 24, 2004
 
 
 

MATTHEW DEAR @ CAFE’ PROCOPE
Giovedi’ 25 Novembre 2004 dalle 21:30

 

Il Procope ospita una star della techno di Detroit, Matthew Dear, che propone una sintesi perfetta tra il suono classico di Detroit e la techno minimale europea. Nato in Texas, Matthew Dear vive a Detroit ed è stato definito uno dei migliori nuovi artisti techno americani. Il suo album di debutto "Leave Luck To Heaven" è uscito nell'inverno 2003-2004 ed è stato accolto trionfalmente da Rolling Stone, Spin, NME e NY Times. E l'artista di punta anche dell'etichetta di Richie Hawtin (con il nome False) e della berlinese Perlon. Il suo nuovo mini-LP, "Backstroke", conferma le sue abilità di producer. La sua musica è una sintesi perfetta tra il suono classico di Detroit e la techno minimale europea. Il suo live è stato tra i migliori in assoluto dell'ultima edizione del Festival Sonar di Barcellona.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sussurrato da sushi | 01:50 | commenti (1)


sabato, novembre 13, 2004
 

 

 

 

 

 

 

Tutte le proiezioni alle quali ho assistito in una settimana, evidenziando quelle più particolari, e saltando l'incontro con Jhon Landis(...che ho anche intervistato, da aggiungere agli incontri con Carpenter, Romero e Argento dei Festival passati!!), da oggi si cercherà di uscire dallo schermo, e soprattutto si tornerà alla vita reale... Più avanti scriverò qualcosa di più particolare su qualche film...

 

DIGITAL SHORT FILMS BY THREE FILMMAKERS
DIGITAL SHORT FILMS BY THREE FILMMAKERS
CORTI IN DIGITALE DI TRE AUTORI
di Joon-Ho Bong, Sogo Ishii, Lik-Wai Yu
Corea, 2004, Digital Betacam, 100'

Bong Joon-ho, Yu Lik-wai e Sogo Ishii. Tre appassionanti piccoli film che, indifferenti a questioni di formato e durata, si offrono come altrettanti squarci misteriosi di un cinema ancora possibile. E comunque sempre oltre le frontiere del visibile ammesso.

L'OPÈ INCATENATO
OPÈ CHAINED
L'OPÈ INCATENATO
di Daniele Ciprí, Franco Maresco
Italia, 2004, Betacam SP, 10'

La parte fiction di Come inguaiammo il cinema italiano (tagliata nel montaggio finale del film) è riunita da Ciprì e Maresco per formare un cortometraggio autonomo.

KOKORU ODORU
SOUL DANCING
L'INVITO
di Kiyoshi Kurosawa
Giappone, 2004, VHS, 15'

Con l’icona Tadanobu Asanu un Kurosawa Kiyoshi di eccezionale mistero e grande fascino visionario. Un piccolo capolavoro.

TRAVIS
TRAVIS
TRAVIS
di Kelly Reichardt
USA, 2004, Betacam SP, 12'

Pulsanti mutazioni/ripetizioni di forme, suoni e colori, eccheggia Brakhage e Snow. Firmato da una veterana del TFF che si muove agilmente tra fiction e cinema astratto.

VISITORS
VISITORS
VISITATORI
di Steve Dwoskin
UK, 2004, Betacam SP, 28'

Dentro l’enigmatico isolamento di un appartamento arrivano due visitatrici, una conosciuta, l’altra sconosciuta dall’uomo che le riceve, simili ambedue a un’apparizione o a una visita di angeli.

NIETZSCHE EM NICE
NIETZSCHE IN NICE
NIETZSCHE A NIZZA
di Julio Bressane
Brasile, 2004, DVD, 15'

Più che un epilogo a Dias de Nietzsche em Turin, una giravolta, un aforisma infuocato che rilancia il pensiero...

SOL DORMENTE
SLEEPING SUN
SOLE DORMENTE
di João Trabulo
Portogallo, 2004, Betacam SP, 20'

Trabulho (già interessante esordio a Torino 2003) riprende il discorso insieme tenero e cerebrale sul senso intermittente delle immagini.

EOLGULEOPEUN MINYEO
HYPNOTIZED
IPNOTIZZATO
di Kim In-Sik
Corea, 2004, 35mm, 104'

Un amore che resiste alla morte e uno sguardo che incendia le superfici. Tra la carnalità della passione e l’immaterialità di allucinazioni digitali, un incubo lungo una vita. Rarefazioni e incandescenze, in un vortice dove il tempo si condensa in un microscopico cristallo di eternità

THE BLUES BROTHERS
BLUES BROTHERS
di John Landis
USA, 1980, 35mm, 148'

Che altro c’è rimasto da dire per presentare il capolavoro di John Landis e Belushi/Aykroyd? Niente, se non che una combinazione così di John al quadrato non si vedeva dai tempi di John Ford e John Wayne!

TOOLBOX MURDERS
TOOLBOX MURDERS
TOOLBOX MURDERS
di Tobe Hooper
USA, 2003, 35mm, 95'

“Ogni anno, migliaia di persone arrivano a LA inseguendo i loro sogni. Alcuni li coronano, altri tornano indietro. Altri, semplicemente, scompaiono….”. Film profondamente losangelino, in cui un condominio della vecchia Hollywood è teatro di morti orrende, l’ultimo lavoro di Tobe Hooper è anche quello più vicino al suo magnifico Non aprite quella porta.

MICHAEL JACKSON - THRILLER
MICHAEL JACKSON - THRILLER
MICHAEL JACKSON - THRILLER
di John Landis
USA, 1983, 35mm, 13'

Il primo colossal videclip della storia e l’oggetto improbabile che ha fatto decollare MTV. Zombie ballerini e Michael Jackson mutante che volle il video dopo aver visto An American Werewolf in London.

AN AMERICAN WEREWOLF IN LONDON
AN AMERICAN WEREWOLF IN LONDON
UN LUPO MANNARO AMERICANO A LONDRA
di John Landis
USA, 1981, 35mm, 97'

Il versante dark della poetica del bodycinema landisiano. La più inquietante visione di ‘alterità’ prodotta dal cinema degli anni Ottanta assieme a La cosa di Carpenter e a Videodrome di Cronenberg. Un inno al corpo mutante. Politico oggi più di ieri.

THE GRUDGE
THE GRUDGE
THE GRUDGE
di Takashi Shimizu
USA, 2004, 35mm, 91'

Remake americano girato in Giappone del classico horror di Takashi Shimizu. Sam Raimi, l’autore di Evil Dead e Spider Man, produce, ed è lo stesso Shimizu dietro alla macchina da presa in questo ritorno alla sua agghiacciante casa di fantasmi. La star è Buffy l’ammazza vampiri, Sarah Michelle Gellar.

INU NEKO
THE CAT LEAVES HOME
IL GATTO SE NE VA DI CASA
di Nami Iguchi
Giappone, 2004, 35mm, 94'

Delicata storia d’amicizia e di amori perduti sopra e sotto i tetti della città. Leggero come un tratto haiku, stilizzato come un Ozu, un film segreto, tutto da scoprire.

DAI SI GEIN
BREAKING NEWS
NOTIZIE IN DIRETTA
di Johnnie To
Cina, 2004, 35mm, 100'

Johnny To ritorna alle radici del polar hongkonghese con un noir, veloce, crudele e ironico, che sfata i miti del real tv. Tiratissimo, con un incipit che è già materia di leggenda e una durata ultraconcisa. Straordinaria come al solito la galleria di volti.


MAKE MY DAY
MAKE MY DAY
RENDIMI FELICE
di Henrike Goetz
Germania, 2004, 35mm, 86'

Derive tra la Corea, la Germania e la Francia. Canzoni dell’esilio e di amori perduti. Erranze e assenze, smarrimenti e solitudini che divorano le viscere. Piccolo trattato sulla resistenza umana attraversato da movimenti e pulsioni libertarie che si ostinano ad affacciarsi sulla vita.

UNDERTOW
UNDERTOW
RISACCA
di David Gordon Green
USA, 2004, 35mm, 107'

La morte corre lungo il fiume rivisto da uno degli sguardi più originali e forti del giovane cinema americano, già vincitore a Torino con George Washington. Cinema di fibra dura, violenta, senza pause. La versione livida e opaca del primo Terrence Malick (che ne è il produttore).

MOSHENG TIANTANG
AN ESTRANGED PARADISE
UN PARADISO ALIENATO
di Yang Fudong
Cina, 2003, 35mm, 76'

Straordinario esordio cinematografico di un giovane artista cinese. Un film sospeso, erotico, intransigente, sfrangiato. Quasi un Godard d’oriente.

YESTERDAY ONCE MORE
YESTERDAY ONCE MORE
ANCORA UNA VOLTA IERI
di Johnnie To
Hong Kong, 2004, 35mm, 99'

Dopo Breaking News e Throw Down Johnny To ritorna ancora una volta a frequentare i lidi della commedia sentimentale. Ennesima conferma dell’incredibile eclettismo e del talento del regista che ormai è considerato come il nuovo Tsui Hark.

TWILIGHT ZONE: THE MOVIE
TWILIGHT ZONE: THE MOVIE
AI CONFINI DELLA REALTÀ
di Joe Dante, John Landis, George Miller, Steven Spielberg
USA, 1983, 35mm, 120'

Un titolo che non è mai stato visto per quel che effettivamente è e vale. Quattro piccoli (ma enormi…) film che espongono al meglio la poetica dei registi coinvolti nel progetto (senza contare che l’episodio landisiano è già in polemica con il patriot act di George W. Bush…).

THE HUADU CHRONICLES: BLADE OF THE ROSE
THE HUADU CHRONICLES: BLADE OF THE ROSE
LE CRONACHE DI HUADU: LA LAMA DELLA ROSA
di Patrick Leung, Cory Yuen
Hong Kong, 2004, 35mm, 106'

Un coloratissimo, vertiginoso, cappa e spada tra amazzoni, con ammicchi al disneyano La spada nella roccia, per il regista di So Close. Sequel del popolarissimo Twins Effect, è interpretato dal figlio di Jackie Chan (Jaycee Chan) e anche papà Chan ha una bellissima scena d’azione.

CASSHERN
CASSHERN
KYASHAN
di Kazuaki Kiriya
Giappone, 2004, 35mm, 142'

Kyashan, il ragazzo androide, creato da Tatsuo Yoshida, ritorna a nuova vita nell’opera prima di Kazuaki Kiriya, oscillante tra deliri cyberpunk retrofuturisti e una malinconia figurativa di matrice addirittura sokuroviana. Come se William Gibson avesse sognato I quattro cavalieri dell’apocalisse di Vincente Minnelli…

MOZART. REQUIEM
MOZART. REQUIEM
MOZART. REQUIEM
di Aleksandr Sokurov
Russia, 2004, Digital Betacam, 71'

In prima mondiale l’ultima opera del grande cineasta russo, in cui ha ripreso con cinque camere il Requiem di Mozart, messo in scena dallo stesso regista nella sala della Filarmonica di San Pietroburgo. “Il ritmo del fim è cangiante, non coincide sempre con quello della musica, lo spettatore segue i cambiamenti di luce, i movimenti degli interpreti, i loro volti, le loro emozioni. Gli spettatori sono a loro volta personaggi del film” (A. Sokurov)

NEW POLICE STORY
di Benny Chan
Hong Kong, 2004, 35mm, 123'

Una partenza crepuscolare da tardo Clint Eastwood per queste nuovo capitolo della celeberrima serie poliziesca di Hong Kong. Ritorno, almeno temporaneo, in patria di Jackie Chan dopo l’esperienza hollywoodiana, è la lotta del decoratisismo commissario di polizia (Wing) contro una gang di giovani sadici, mascherati ipertecnologici e ricchissimi.


DEAD END RUN
DEAD END RUN
CORSA SENZA SCAMPO
di Sogo Ishii
Giappone, 2003, 35mm, 60'

Tre personaggi perseguitati in altrettanti episodi (Last song, Shadows, Fly) che li conducono all’incontro-scontro con altri corpi in vicoli ciechi, per le strade o per aria. Musical, melodramma, azione per un viaggio a iper-velocità, sospeso tra cielo e terra, visionario nelle immagini e nei suoni, firmato dal regista culto di Shuffle, Una famiglia di pazzi, Angel dust, Gojoe.

sussurrato da sushi | 17:48 | commenti (1)


giovedì, novembre 11, 2004
 

 

 

...e domani in concerto all' Ab+ in Via della Basilica 13

E' in cima alla mia catasta dei dischi accumulati nel corso dell'anno, pubblicato pochi mesi fa, dal titolo "Nouvelle Vague" (peacefrog - 2004). Un titolo che apparentemente richiama alla mente il noto movimento della cinematografia francese. Ma è solo un'illusione ottica, perché dietro quelle due parole c'è ben altro, ovvero il periodo Post Punk-New Wave, che caratterizzò gran parte della musica anglosassone degli anni '80. Il disco, dunque, comprende una collezione di classici di questo periodo, ma arrangiati e rivisitati in chiave bossa nova/Lounge, interpretati da raffinate voci femminili, impreziositi da una morbida ritmica, lievi chitarre acustiche e vellutati effetti elettronici, che rendono l'ascolto leggero e poco impegnativo. A dispetto delle apparenze, però, quest'originale progetto, voluto dai produttori francesi Marc Collin e Olivier Libaux esponenti di spicco dell'elettronica europea, non è effimero e banale. Difatti, il disco è piacevolissimo, fresco, a volte sensuale, forse un po' ingenuo, anche perché le giovani cantanti prescelte (sei francesi, una brasiliana ed una newyorkese) hanno interpretato le canzoni senza aver mai ascoltato le versioni originali. La notorietà di diversi motivi proposti conduce inesorabilmente l'ascoltatore a canticchiare i noti ritornelli e ricordare motivi lontani nel tempo; con uno spirito diverso, certo, che però non deturpa il ricordo dei brani originari. Fra questi meritano di essere riportati: "Love Will Tear Us Apart" dei Joy Division, lontana anni luce dalle atmosfere della pur meravigliosa versione originale e "Just Can't Get Enough" dei Depeche Mode rivisitata e trasfigurata nei nuovi arrangiamenti. Sono, poi, presenti brani dei Tuxedomoon, Clash, P.I.L, The Dead Kennedys, Sisters Of Mercy, The Cure, Modern English, The Undertones, Killing Joke e The Specials.

sussurrato da sushi | 17:02 | commenti (2)
 

 

 

VENERDI’ 12 NOVEMBRE 2004 VENARIA REALE (TO) – TEATRO DELLA CONCORDIA
Corso Puccini, ingresso 15,00 euro - posto unico - Apertura porte ore 20.00

ANI DI FRANCO Special Guest Gail Ann Dorsey



Ufficio Stampa HMA Glenda Gamba

Ani Di Franco è una cantautrice di Buffalo (New York), venuta alla ribalta negli anni Novanta grazie al suo peculiare timbro vocale, capace di spaziare da rabbiose invettive a momenti di intensa angoscia, e al suo stile anti-conformista, che l’ha resa un’icona femminista e una delle paladine della cultura neo-punk.

Abile a farsi largo nel music business senza mai “vendere l’anima”, fino a pochi anni fa rappresentava uno dei  maggiori well kept secret della storia della  musica americana. I suoi album, infatti, li ha  sempre autoprodotti e pubblicati attraverso  la propria etichetta indipendente, la  Righteous Babe Records, che ha fondato  nel 1990, rifuggendo dalla grande popolarità  in cambio della garanzia di un’assoluta libertà espressiva. Ani ricopre ogni singolo ruolo previsto dal meccanismo discografico: oltre a comporre, arrangiare e registrare ogni suo nuovo disco, è lei a decidere quando pubblicarlo e quali canzoni saranno contenute in esso, quale veste grafica, quali foto e quali le attività per portarlo alla conoscenza del pubblico. Oggi Ani e la sua Righteous Babe sono un caso discografico.

A 19 anni esce il suo album d’esordio, Ani Di Franco (1990), interamente acustico. Un anno dopo, arriva Not So Soft, che conferma il suo stile. Più interessante il successivo Imperfectly (1992), in cui il suo rock percussivo dà vita a brani avvincenti, seguito da Puddle Dive e Like I Said, che lasciano intuire nuove prospettive in ambito folk-rock. Ma l’album che la lancia alla ribalta internazionale è il successivo Out Of Range (1994), un incrocio di stili metropolitani e tradizionali che suscita un piccolo terremoto nella scena folk-rock, rivitalizzando un genere quasi spento, con una ruvida vena poetica. La formula viene confermata negli album successivi, dal più lineare Not A Pretty Girl (1995) al più azzardato Dilate, in cui la filosofia “riot grrrl” trova ampio sfogo.

A soli 26 anni, Ani Di Franco può già vantare un primato: oltre 1.300.000 copie dei suoi dischi vendute senza aver avuto il minimo appoggio della grande distribuzione.

Un ulteriore saggio del suo talento è il doppio Revelling/Reckoning (2000), in cui il suo peculiare punk-folk conferma l’abilità della Di Franco nel passare dalle atmosfere più veementi a quelle più delicate.

Evolve (2002) suggella, per stessa ammissione della Di Franco, la conclusione del viaggio musicale iniziato nel 1999 con Up Up Up Up Up Up. Un "ultimo tango" all'insegna di un folk-rock da camera tratteggiato dalle sue chitarre, dalle tastiere di Julia Wolfe e da una eccentrica sezione fiati. Di Franco veste, a seconda dei momenti, i panni della ribelle angosciata (i dieci minuti della drammatica "Serpentine") o della songwriter intimista ("Welcome To").

 

sussurrato da sushi | 16:45 | commenti