[....Vivo come un cammello in una grondaia, in questa illustre e onorata società!
E ancora, sto aspettando, un'ottima occasione per acquistare un paio d'ali,
e abbandonare il pianeta.
E cosa devono vedere ancora gli occhi, e sopportare?
I demoni feroci della guerra, che fingono di pregare!
Eppure, lo so bene che dietro a ogni violenza esiste il male...
se fossi un po' più furbo, non mi lascerei tentare.
Come piombo pesa il cielo questa notte.
Quante pene, e inutili dolori....]


SAKURA


[...In silenzio soffro i danni del tempo
le aquile non volano a stormi
vivo è il rimpianto della via smarrita nell'incerto cammino del ritorno...]



[...shizukani tokino kizuni kurushimu murewo kundewa tobanai taka furuki oshiewo tadotte kokoronomamani konokanashimiwo norikoete...]





...i miei link
» ASHES OF TIME il mio LOMOBLOG!!!
» ASHES AND FLOWERS il mio Maispesis...
» Vorrei fosse il mio menù quotidiano...!!!
» HASTA SIEMPRE ...siti amici!!
» Meditate gente...!!!

...i miei blog archiviati
oggi
ottobre 2008
giugno 2008
aprile 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
aprile 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
luglio 2005
giugno 2005
aprile 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
agosto 2003
luglio 2003
giugno 2003
maggio 2003
aprile 2003
marzo 2003



G.A.Romero & D.Argento


J.Carpenter


D.Aronofsky


W.K.Wai


S.Lee


Miike Takashi


Tim Burton


David Lynch





...quanti elefanti saranno mai passati di qua??!!
*loading*...elefanti si dondolavano
sopra il filo di una ragnatela
e considerando la cosa interessante
andarono a chiamare un altro elefante...

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicitá. Non puó pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001


venerdì, settembre 30, 2005
 

Cosa sara'

Cosa sara' che fa crescere gli alberi
la felicita'
che fa morire a vent'anni anche se vivi fino a cento
cosa sara' a far muovere il vento
a fermare il poeta ubriaco
a dare la morte per un pezzo di pane o un bacio non dato
Cosa sara'
che ti svegli al mattino e sei serio
che ti fa morire ridendo di notte all'ombra di un desiderio
Cosa sara'
che ti spinge ad amare una donna bassina e perduta
la bottiglia che ti ubriaca anche se non l'hai bevuta
Cosa sara'
che ti spinge a picchiare il tuo re
che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c'e'
Cosa sara'
che ti fa comprare di tutto anche se e' di niente che hai bisogno
Cosa sara'
che ti strappa dal sogno
Cosa sara'
che ti fa uscire di tasca dei no non ci sto
ti getta nel mare e ti viene a salvare
Cosa sara'
che dobbiamo cercare
che dobbiamo cercare
Cosa sara'
che ci fa lasciare la bicicletta sul muro
e camminare a sera con un amico a parlare del futuro
Cosa sara'
questo strano coraggio o paura che ci prende
e ci porta ad ascoltare la notte che scende
Cosa sara'
quell'uomo e il suo cuore benedetto
che sceso dalle scarpe e dal letto si e' sentito solo
e come un uccello che in volo si ferma
e guarda giu'.

...piccola digressione su uno dei tanti autori italiani da me preferiti, e spesso sottovalutati; in particolare sul suo periodo d'oro, o meglio periodo(dal '77 al '79) in cui ha sfornato i tre album che girano piu' spesso sui miei piatti...

Stomp and go

L'esordio del Dalla paroliere non potrebbe essere più felice. Come è profondo il mare (1977), infatti, sfodera un attacco folgorante: "Siamo noi, siamo in tanti, ci nascondiamo di notte per paura degli automobilisti, dei linotipisti. Siamo i gatti neri, siamo pessimisti, siamo i cattivi pensieri, e non abbiamo da mangiare...". Finalmente consapevole dei propri mezzi espressivi, Dalla si rivela autore sensibile e fantasioso, mescolando idealismo politico e sentimenti, eccentricità e humour.
Come è profondo il mare è un disco di storie quotidiane a sfondo autobiografico, di cani randagi braccati e di anime perse. Un racconto scandito da una varietà di ritmi e stili: il blues, il rock, il soul, lo stomp, la ballata melodica. E' un disco più accessibile, ma ancora denso di richiami allegorici. Il mare della title track, ad esempio, raffigura il pensiero, che "dà fastidio, anche se chi pensa è muto come un pesce", ma "non lo puoi bloccare, non lo puoi recintare". E così i potenti si accaniscono sul mare: lo vogliono bruciare, uccidere, umiliare. Cantilena lenta e dolcissima, cadenzata sul basso liquido di Marco Nanni, ti si insinua, inesorabile, nelle orecchie e nel cuore. Ma è solo l'inizio. Perché c'è da tuffarsi nella tenerezza del "Cucciolo Alfredo", che vaga sperduto nelle vie del centro tra la gente che "con gli occhi per terra prepara la guerra", sognando di fuggire sulle note di una canzone d'amore. Melodia che apre il cuore e testo ispiratissimo, con punte d'ironia bruciante ("la musica andina, che noia mortale!/ sono più di tre anni che si ripete sempre uguale..."; "uno scudo crociato e una stella cometa fanno pubblicità da un muro a una dieta"). La metropoli mostra il suo volto feroce anche in "Corso Buenos Aires", dove un terrone, un cane e un bambino rubano del tonno, un salame e una banana scatenando il "furore sacro" dei tutori dell'ordine. Un'allucinazione urbana a ritmo di blues-rock.
All'elegia fiabesca del primo lato, subentra la sensualità sboccata di "Disperato erotico stomp", che caracolla su un ritmo ripetitivo e beffardo, scandendo la storia di ordinaria depressione di un uomo abbandonato dalla propria donna, dei suoi incontri in una Bologna grottesca (la puttana "ottimista e di sinistra", il berlinese che si è perduto in centro...), del suo autoerotismo consolatorio, unico epilogo possibile. Volgarità, sì, ma arguta e graffiante: intere generazioni di canzonettari italiani, più o meno spiritosi, cercheranno di emularla. Prima dell'epilogo, affidato al nuovo sogno di "Barcarola", c'è ancora tempo per ubriacarsi di malinconia: "Quale allegria" potrà mai esservi quando sei "a letto insieme senza pace/ senza più niente da inventare" e non resta che "farsi anche del male per potersi con dolcezza perdonare, e continuare"? Una semplice ballata pop. Da groppo in gola.

Anche il suono si irrobustisce, grazie a un gruppo di strumentisti bolognesi che poi confluirà in parte negli Stadio (dal tastierista Fabio Liberatori al chitarrista Ricky Portera). Nasce così il tipico "Dalla-sound" del periodo, che mescola timbri mediterranei a cadenze soft-rock. Berretto rosso o blu in testa, braghe di tela e canottiera, Lucio Dalla porta in giro per l'Italia uno show trascinante, rivelando una presenza scenica sconosciuta ai nostri cantautori e cavalcando il successo di Come è profondo il mare.

Il piccolo clown peloso incompreso e dileggiato negli anni 60 diviene una star. Una rivincita per Dalla, il quale, pur restando sempre con i piedi ben saldi nella canzone d'autore, non aveva mai nascosto di mirare al grande pubblico. L'idillio avviene però con una nuova generazione, quella che ha messo da parte "i favolosi anni 60", i Watussi e Bandiera Gialla, e vive tutte le incertezze di un decennio di contraddizioni, nato sulle ceneri del '68 e destinato a spegnersi negli anni di piombo. Dalla è comunista, eccentrico, scomodo, ma i suoi testi, sempre profondamente umani, e il suo grande talento melodico lo rendono sdoganabile anche alla "maggioranza silenziosa" ("quello che dicono le mie canzoni potrebbe dirlo anche mia zia", ha sempre tenuto a ribadire).

Quando esce Lucio Dalla (1978), il botto è servito. Più curato, anche se meno vario del precedente, il disco si affida essenzialmente alla ballata melodica, senza disdegnare improvvisi scatti di ritmo e incursioni in territori blues-rock. Rispetto al passato, emerge soprattutto quella chitarra dalla quale Dalla si era sempre tenuto a distanza, quasi a rimarcare la differenza con i colleghi di impostazione folk (De Gregori, Guccini, Venditti, Vecchioni, De André). La chitarra è però soprattutto quella elettrica di Ricky Portera, che con i suoi "solo" sottolinea gli episodi più rock. Perfettamente funzionali al progetto anche gli inserti di fiati, da sempre cari a Dalla, e gli arrangiamenti d'archi di Giampiero Reverberi, che aggiungono un tocco di epos in più. Testi poetici, giocati sulle assonanze in un miscuglio di lingua colta, sintassi parlata e dialetto, e interpretazioni sanguigne, ricche di colpi di scena, completano un quadro pressoché perfetto.
Colpisce la tenerezza infinita di brani come "Stella di mare" (soft-rock che si impenna in un bell'assolo conclusivo di chitarra) e "Anna e Marco" (lirico quadretto di periferia). Ma dietro la piacevolezza melodica si nascondono anche storie poco tranquillizzanti: dall'apocalisse elettro-rock de "L'ultima luna" (affollata di mostri e foschi presagi, dove "lo scimmione si aggirava tra la giostra e il bar" e perfino "l'angelo di Dio bestemmiava, facendo sforzi di petto"), alla inquietante "Notte", dal grottesco ritratto del Potere impersonato da "La signora" all'amara ode a "Milano", sospesa tra modernità e nostalgia ("poi Milan e Benfica, Milano che fatica..."). E se "Cosa sarà", primo frutto del sodalizio con De Gregori, nasconde la malinconia nel ritmo allegro, "L'anno che verrà" ritrae un'era svogliata ("Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po'..."), in cui il tramonto delle utopie rischia di scivolare nella disillusione. Il verso finale - "Io mi sto preparando, è questa la novità" - può così essere letto come l'ultimo scatto di ottimismo o la definitiva capitolazione al realignment dell'incombente decennio 80. Ballata pressoché perfetta, resterà il suo manifesto definitivo.

Lucio Dalla & Francesco De GregoriAl culmine della popolarità, Dalla parte insieme a Francesco De Gregori per il tour-evento di Banana Republic (1979), dal quale saranno tratti l'omonimo doppio live e un film. Ne scaturiscono anche pezzi inediti, talora un po' ruffiani ("Come fanno i marinai"), talaltra decisamente incisivi (la struggente title track, riadattamento di un brano americano da parte di De Gregori). Tra "l'istrione plebeo di strada" (Dalla) e "il principe malinconico e fascinoso" (De Gregori) - come li definiva l'enfatica stampa di allora - la collaborazione vive sempre sul filo della tensione. Decisivo il ruolo di mediazione del solito Ron, che affianca anche i due sul palco. Banana Republic celebra una Italia che cerca una via d'uscita dagli anni di piombo inseguendo atolli tropicali o eremi politici cubano-caraibici. Sarà un grande successo, con stadi sempre gremiti e 500.000 copie vendute. Il sodalizio tra i due, però, non avrà più seguito.

 

 

sussurrato da sushi | 23:38 | commenti (1)


venerdì, settembre 23, 2005
 
sussurrato da sushi | 19:20 | commenti (1)


martedì, settembre 13, 2005
 

 

 

 

Le dita del piede

Che razza di dita sono queste

che non gliene frega più niente di niente?

Ma sono ancora le mie

dita? Si sono forse scordate

i vecchi tempi, che cosa voleva dire

essere vive allora? Sempre in prima

fila, sempre le prime a scendere sulla pista da ballo

appena attaccava la musica.

Raymond Carver

sussurrato da sushi | 23:08 | commenti


venerdì, settembre 09, 2005
 

 

 

...troppe sarebbero state le cose da scrivere in questi due mesi, da tutto ciò che è inerente alla mia passione per il cinema ad "occhi a mandorla", agli eventi della movida della "club culture", ma ne parlano ormai in troppi senza saperne nulla... molto ci sarebbe stato da polemizzare sull'attualità, politica e non, ma di questo non sa nulla neanche chi la vive direttamente!! ...inizio questo nuovo anno di blog postando la canzone di Battiaito che più ha girato nella mia playlist estiva da macchina, e che più rappresenta il mio malessere provocato dal mondo che mi circonda...

 

 


 

Magic shop

C'è chi parte con un raga della sera
e finisce per cantare "la Paloma".
E giorni di digiuno e di silenzio
per fare i cori nelle messe tipo Amanda Lear
vuoi vedere che l'Età dell'Oro
era appena l'ombra di Wall Street?
La Falce non fa più pensare al grano
il grano invece fa pensare ai soldi.
E più si cresce e più mestieri nuovi
gli artisti pop, i manifesti ai muri
i Mantra e gli Hare Hare a mille lire
l'Esoterismo di René Guénon.
Una Signora vende corpi astrali
i Budda vanno sopra i comodini
deduco da una frase del Vangelo
che è meglio un imbianchino di Le Corbusier.
Eterna è tutta l'arte dei Musei
carine le Piramidi d'Egitto
un po' naifs i Lama tibetani
lucidi e geniali i giornalisti.
Supermercati coi reparti sacri che vendono
gli incensi di Dior
rubriche aperte sui peli del Papa.

sussurrato da sushi | 13:48 | commenti (2)