[....Vivo come un cammello in una grondaia, in questa illustre e onorata società!
E ancora, sto aspettando, un'ottima occasione per acquistare un paio d'ali,
e abbandonare il pianeta.
E cosa devono vedere ancora gli occhi, e sopportare?
I demoni feroci della guerra, che fingono di pregare!
Eppure, lo so bene che dietro a ogni violenza esiste il male...
se fossi un po' più furbo, non mi lascerei tentare.
Come piombo pesa il cielo questa notte.
Quante pene, e inutili dolori....]


SAKURA


[...In silenzio soffro i danni del tempo
le aquile non volano a stormi
vivo è il rimpianto della via smarrita nell'incerto cammino del ritorno...]



[...shizukani tokino kizuni kurushimu murewo kundewa tobanai taka furuki oshiewo tadotte kokoronomamani konokanashimiwo norikoete...]





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G.A.Romero & D.Argento


J.Carpenter


D.Aronofsky


W.K.Wai


S.Lee


Miike Takashi


Tim Burton


David Lynch





...quanti elefanti saranno mai passati di qua??!!
*loading*...elefanti si dondolavano
sopra il filo di una ragnatela
e considerando la cosa interessante
andarono a chiamare un altro elefante...

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicitá. Non puó pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001


lunedì, gennaio 30, 2006
 

Freaks (1932)

Freaks - Tod BrowningTod Browning. Dopo aver girato per anni con il circo, Browning è assistente di Griffith sul set di Intolerance (1916). Lavora con il grande Lon Chaney, suo attore feticcio, prima di portare sullo schermo la più celebre versione di Dracula nel 1931, con Bela Lugosi. Dopo Freaks, girerà ancora soltanto pochi altri film, come La Bambola del Diavolo (1936). Regista della deformità e della diversità, definito "l'Edgar A. Poe del cinema", sarà per lungo tempo considerato un "maledetto" prima di venire riabilitato negli ultimissimi anni dalla critica internazionale in virtù della sua tecnica perfetta, della visionarietà e di un'umanità fuori dal comune.

Freaks fu l'episodio che quasi costò la carriera a Tod Browning. La trama, di per sé piuttosto melodrammatica, è l'ennesimo triangolo amoroso con vendetta finale. Ma l'elemento originale è l'ambientazione, dato che il film si svolge tra i baracconi del circo in cui vivono i famigerati freaks, i mostri di natura, mongoloidi e uomini senza gambe, gemelle siamesi e uomini-torso, nani e uomini deformi. Per il film Browning utilizzò dei veri freaks (che in seguito divennero oltremodo famosi), cosa che turbò non poco i dirigenti degli studios: nessuno era (ed è) abituato alla vista di tali strane creature, così il film venne immediatamente censurato e ritirato dalle sale, e si dovettero aspettare anni per poterlo finalmente vedere anche da noi.
Freaks - Tod BrowningFreaks è molto più che un thriller, dato che tocca i temi dell'umanità e del mostruoso, della fiducia e del tradimento. Hans il nano, già fidanzato con la nana Frieda, si innamora di Cleopatra, la trapezista. Quest'ultima accetta di sposarlo solo per interesse (una coppia insopportabilmente edipica), mentre in realtà è innamorata di Hercules e si fa beffe del nano alle sue spalle. Quando Hans se ne renderà conto, scatterà la terribile vendetta dell'intero gruppo di freaks, dato che secondo il codice dei fenomeni da baraccone chi fa uno sgarbo a uno di loro lo fa anche a tutti gli altri.
Il film si gioca tutto sul disgusto iniziale dello spettatore nei confronti della deformità dei protagonisti, disgusto che va man mano affievolendosi grazie all'infinito amore di Browning per gli stessi freaks, la cui realtà aveva potuto conoscere a fondo nei molti anni passati a lavorare nel circo: egli infatti li dipinge con commovente umanità, fino a rendere chiaro che gli unici mostri sono gli uomini "normali", che agiscono meschinamente, malvagiamente e mossi da interessi materiali.
Freaks - Tod BrowningI personaggi deformi di Tod Browning sono veri, allegri, orgogliosi perfino. E, si sa, finché una persona "menomata" ritiene orribile la sua stessa condizione, può essere accettata (poveretta!); ma quando va fiera della sua diversità, è uno scandalo e una minaccia. Per questo il film colpisce ancora più a fondo, tocca ferite ancora aperte, nonostante oggi i freakshow non esistano più. Il codice d'onore dei freaks è l'indice della loro moralità, una moralità al di fuori della legge, da veri outsider. E la sequenza della tempesta, con i mostri che strisciano nel fango impugnando armi e coltelli è un incubo difficilmente dimenticabile.
La nana Frieda tenta di far aprire gli occhi ad Hans (che immagina di essere ricambiato da Cleopatra): "Tu per me sei un uomo, per lei sei soltanto un giocattolo". Senza dubbio il disagio che Freaks ha causato all'epoca, e causa ancora, è in gran parte dovuto a un nostro sentimento di inadeguatezza, nello scoprire che in un corpo deforme può essere rinchiuso un animo più nobile e più umano del nostro.
sussurrato da sushi | 22:59 | commenti


giovedì, gennaio 26, 2006
 

Gus Van Sant e Michael PittLast Days
Gus Van Sant

Blake è una giovane e disperata star del rock. Vive infatti una condizione di estrema sofferenza psicologica e di fragilità mentale. Passa le sue giornate in una vecchia e grande casa di campagna insieme a degli amici, persi come lui. La sua mente è ormai consumata da un delirio dal quale non riuscirà più ad uscire.
Così, il giovane penetrerà sempre più in un abisso di solitudine al quale non sarà più in grado di sottrarsi. Il suo isolamento si farà sempre più pesante, fino a quando non rimarranno molte alternative esistenziali.

Recensione
Il fattore che differenzia un regista commerciale da un autore di cinema è la questione dello stile. Nel primo caso l’appiattimento sui codici sperimentati e sulle norme dei generi produce opere certamente professionali ma prevedibili. Nel secondo, invece, lo spettatore viene proiettato in un universo visuale e narrativo autonomo e lontano da schematismi e formule rigide. Quest’ultimo è il caso del cinema di Gus Van Sant, senza dubbio uno dei più significativi autori americani attualmente in attività.
Già con il gelido e scioccante Elephant, Van Sant aveva positivamente messo a punto un’architettura espressiva personale e toccante. Ora, con il recente Last Days, l’universo poetico ed estetico de l’autore di Drugstore Cowboys ha trovato una sua definitiva collocazione nell’ambito del panorama autoriale internazionale.
Il punto di riferimento narrativo è certamente il racconto sostanziosamente rivisitato della fase conclusiva della vita della rock star (leader dei Nirvana) Kurt Cobain. Ma Van Sant non si è certo impelagato nell’elaborazione di un film di carattere cronachistico-biografico. Ha giocato intelligentemente la carta della decontestualizzazione rispetto al personaggio realmente esistito, cambiando nome al protagonista e lavorando sul racconto senza lasciarsi distrarre da stereotipi o fenomeni di mitizzazione mediatica.
Ne è venuto fuori un lungometraggio fortemente doloroso, psicologicamente duro, denso di angoscia e tristezza. La devastante materia poetica manipolata dal regista avrebbe potuto rappresentare un territorio pieno di insidie per qualsiasi filmmaker. Invece Gus Van Sant ha giustamente calibrato tutto intorno al suo stile: inquadrature pulite e perfettamente equilibrate, ricerca di simmetria, lenti movimenti di macchina, uso della steadycam, colori spenti e luce cupa. Ed ancora: lunghi silenzi e dialoghi ridotti al minimo, senso di vuoto e di ripetitività, atmosfera algida e tragicamente implosa.
Blake, il protagonista, è ormai completamente risucchiato nell’abisso del nulla. Ogni fattore esistenziale ha perso qualsiasi significato, così allo scorrere inesorabile e drammatico di ogni giornata corrisponde un progressivo inoltrarsi nel baratro della vacuità cosmica. Unica salvezza, dunque, è la morte, conseguenza finale non valutata tragicamente ma accolta con un compassato senso di liberazione, come la sola via di uscita di fronte ad una situazione umana e interiore ormai insostenibile.
Last Days è un’opera di magistrale misura creativa, la prova evidente della maturità poetica di Gus Van Sant, il quale sembra essere un corpo estraneo nel contesto del cinema made in USA.
Di estrema intensità la recitazione di Michael Pitt nei panni del protagonista. L’attore, infatti, ha saputo fornire, nonostante tutte le difficoltà del caso, un’identità al suo ruolo, puntando (guidato in ciò da Van Sant) sulla sottrazione espressiva. Da notare che uno dei personaggi che ruotano intorno alla figura di Blake è interpretato con bravura da Asia Argento.

sussurrato da sushi | 14:34 | commenti


martedì, gennaio 24, 2006
 
La divisa «cult» di Evo il contadino
Fa discutere l'abbigliamento scelto da Morales per i primi incontri ufficiali
Ai summit con lo stesso maglione. La «chompa» del presidente boliviano diventa manifesto politico
Dopo il basco del Che, la chompa di Evo Morales? Dopo le rivoluzioni di velluto e quelle arancioni, dopo le camicie sgargianti di Mandela e il passamontagna del subcomandante Marcos e la nostrana bertinottiana sinistra al cachemire, il presidente campesino e cocalero della Bolivia lancia la rivoluzione di alpaca, capo unico, possibilmente a strisce. Al posto dell'afghano Kharzai e del suo elegante mantello è nata una nuova icona di stile, come titola il britannico Guardian? Oppure quell'identico maglione indossato davanti a re e capi di Stato rappresenta una «dichiarazione di principi» come sostiene l'editorialista spagnola Rosa Belmonte, «una variante andina dei descamisados argentini» e perfino «dei sanculotti della rivoluzione francese» che senza mutande «andarono allo scontro con la borghesia mercantile?».
Di certo l'ha fatto apposta. Sarà anche un presidente povero, Evo, uno che dice d'aver investito gli unici risparmi (sedicimila dollari) in un bilocale a La Paz. E il suo golfino colorato sarà anche fatto — come ha sottolineato un collaboratore — «di un costoso tessuto di alpaca di alta qualità». Ma non ne aveva un altro, anche solo per evitare il sospetto «ma non si cambia mai»? Look e sudore: l'esperto di immagine Imogen Fox lo paragona alla divisa di jeans bianchi dell'attrice Liz Hurley, la ex di Hugh Grant, «una reiterata dimostrazione di carattere». Giù la cravatta davanti alla Spagna ex colonialista del pur socialista Zapatero, via la giacca davanti al pur «alleato» presidente cinese Hu vestito all'occidentale. Se i leader della Cina capitalista hanno riposto i colletti alla Mao e indossano i completi alla Wall Street, il presidente contadino sfoggia con orgoglio il golfino della festa. Funziona: «La chompa de Evo escandaliza en España » nota l'Aymar Qhawiri, quotidiano degli indio aymara a cui appartiene il neo presidente.
A Madrid il maglione ha fatto più rumore di quello che forse c'è sotto, la paventata nazionalizzazione del gas boliviano. C'è chi l'ha osannato: «Un manifesto tessile», «una bandiera di indipendenza», «l'uniforme di una diversità dolente» ha scritto El Periodico de Catalunya. C'è chi ha parlato di «grave mancanza rispetto» come l'ex direttore della Scuola Diplomatica, l'ambasciatore Mariano Ucelay de Montero. Da opposto versante, per il Nobel Josè Saramago quella chompa è un «fatto storico» e i detrattori «dimostrano la stupida superbia dei popoli civilizzati». Poche ore prima di morire nel golpe del '73, il presidente cileno Salvador Allende si faceva fotografare con elmetto, mitra e giacca abbottonata. Altri tempi. Il Sudamerica di sinistra che incarna Morales ha uno stile «mercatino no logo», mastica foglie di coca e musica andina, veste colori che trovi da Gap, alpaca e «chamarra», il giubbotto di cuoio verde da paura con cui Evo s'è presentato al sacrario di Simon Bolivar. Se i leader a lui più vicini (il cubano Fidel Castro e il venezuelano Chavez) amano indossare la divisa militare della «lucha» continua, se l'ex sindacalista Lula in Brasile arringa la folla in arrotolate maniche di camicia, Evo indossa il suo «manifesto tessile» che volente o nolente mette insieme Che Guevara e Liz Hurley.
L'Occidente ingoierà Evo come ha ingoiato il Che? La chompa antioccidentale diventerà un'icona chic delle passerelle milanesi? Mentre Saddam Hussein in tribunale ancora si erge a difensore del mondo arabo ma è l'unico imputato a vestire all'occidentale (stilista turco), Evo si mette il pullover di alpaca davanti al re di Spagna. L'avesse almeno fatto con le sue mani, come Gandhi che combatteva il colonialismo britannico riscoprendo il tradizionale abbigliamento indiano, un'ora al giorno al telaio tessendo l'abito della sua indipendenza.
 
sussurrato da sushi | 01:30 | commenti


mercoledì, gennaio 18, 2006
 

...canone d'affitto di tre mesi, progetto dell'architetto, denaro investito in viaggi per contattare i fornitori,  business-plan sudato facendo la spola tra Camera di Commercio e Comune per sei mesi, ore passate in uffici tra banche, scartoffie e burocrazia, tutto nel cesso!!! ...si torna a navigare nel mare dei contratti a termine dopo aver aggiunto l'ennesima esperienza di lavoro su di un Curriculum dove manca solo più la Legione Straniera... ...ma l'esperienza insegna, non serve a nulla crogiolarsi nelle delusioni, e cullarsi nella negatività, nel frattempo per uscire dall'empasse dell'insicurezza dettata dal precariato, non resto in questa città neanche 24 ore, questa mattina sono arrivato, e domani si torna a dar sfogo all'adrenalina dilapidando il conto in banca in ski-pass e sciolina, peccato la poca neve non permetta di fare un pò più di powder!!!

 

sussurrato da sushi | 20:33 | commenti (1)


martedì, gennaio 10, 2006
 

...l'accontentare tutti, il cercare consenso, creano mediocrità, non mi interessa il vostro consenso...

Oliviero Toscani dalla puntata di ieri sera de Il Tornasole di Andrea Pezzi

 


 

mi ripeterò, ma è un pò come afferma il grande Nanni in CARO DIARIO

...Sa cosa stavo pensando? Io stavo pensando una cosa molto triste, cioé che io, anche in una società più decente di questa, mi troverò sempre con una minoranza di persone. Ma non nel senso di quei film dove c'è un uomo e una donna che si odiano, si sbranano su un'isola deserta perché il regista non crede nelle persone. Io credo nelle persone, però non credo nella maggioranza delle persone. Mi sa che mi troverò sempre a mio agio e d'accordo con una minoranza...e quindi...

 

sussurrato da sushi | 09:15 | commenti


venerdì, gennaio 06, 2006
 

Ennesimo LOMO CONTEST, magari porto a casa qualcosa questa volta, magari Gruff, che è il gufetto blu in basso a sinistra, ma anche Otzi quello verdino e fighissimo!! Appena ricollego la stampante (ormai adibita a toastapane!) nuova sezione sul  LOMO-BLOG con tutti gli scatti della Colorsplash che ho regalato a Joelle, e della mie fidate Fisheye e Super Sampler... Intanto ultimi preparativi per le tre settimane di powder che mi aspettano, sperando di non spaccarmi più nulla visto che non mi rimane che una caviglia intonsa!! Magari prima della partenza posto ancora qualcosa...

 

 

sussurrato da sushi | 16:51 | commenti (1)


mercoledì, gennaio 04, 2006
 

Brat Pack

Il termine “Brat Pack” apparve per la prima volta su un articolo del New York Magazine il 10 giugno 1985. Fu coniato da David Blum, giocando sul termine “Rat Pack” soprannome dato ad un gruppo di celebrità note negli anni ’60, come Frank Sinatra, Dean Martin e Sammy Davis Jr, amanti della bella vita, per descrivere un gruppo di giovani attori, che, per una serie di ragioni, ha catturato il senso di un’epoca guadagnandosi un posto d’onore nell’immaginario collettivo di un’intera generazione.  Erano anni di eccessi, e di edonismo sfrenato (da noi c'era la "Milano da bere") e gli strateghi della comunicazione Hollywoodiana hanno creato il genere del “teen movie”. Alcuni di loro, come Tom Cruise e Demi Moore, sono diventati campioni assoluti del box office, altri hanno continuato la loro carriera tra alti e bassi. L’anima e il cuore del Brat sono, in realtà, la cosiddetta “banda dei nove”, ovvero il cast di “The Breakfast Club” e “St. Elmo’s fire”. E quindi Emilio Estevez, definito il presidente onorario, Anthony Michael Hall, Molly Ringwald, Judd Nelson, Ally Sheedy, Andrew Mc Carthy, Demi Moore, Rob Lowe e Mare Winningham. Ma molti altri giovani talenti che muovono i primi passi nel cinema in quegli anni possono essere considerati membri ausiliari del Brat. Ciò che li accomuna è il fatto di essere la prima generazione di giovani star a vivere sotto i riflettori dei media senza il supporto dello Studio System: così impreparati e catapultati da un successo all’altro più grande di loro, si comportano con arroganza e inadeguatezza, atteggiandosi come divi consumati.

 

 


sussurrato da sushi | 14:14 | commenti (1)