[....Vivo come un cammello in una grondaia,
in questa illustre e onorata società!
E ancora, sto aspettando, un'ottima occasione
per acquistare un paio d'ali, e abbandonare il pianeta.
E cosa devono vedere ancora gli occhi, e sopportare?
I demoni feroci della guerra, che fingono di pregare!
Eppure, lo so bene che dietro a ogni violenza esiste
il male... se fossi un po' più furbo, non mi lascerei tentare.
Come piombo pesa il cielo questa notte.
Quante pene, e inutili dolori....]
[...In silenzio soffro i danni del tempo
le aquile non volano a stormi
vivo è il rimpianto della via smarrita
nell'incerto cammino del ritorno...]
...quanti elefanti saranno mai passati di qua??!! *loading*...elefanti si dondolavano
sopra il filo di una ragnatela
e considerando la cosa interessante
andarono a chiamare un altro elefante...
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giovedì, febbraio 16, 2006
As The World Falls Down
There's such a sad love Deep in your eyes. A kind of pale jewel Open and closed Within your eyes. I'll place the sky Within your eyes.
There's such a fooled heart Beatin' so fast In search of new dreams. A love that will last Within your heart. I'll place the moon Within your heart.
As the pain sweeps through, Makes no sense for you. Every thrill is gone. Wasn't too much fun at all, But I'll be there for you-ou-ou As the world falls down.
Falling. Falling down. Falling in love.
I'll paint you mornings of gold. I'll spin you Valentine evenings. Though we're strangers 'til now, We're choosing the path Between the stars. I'll leave my love Between the stars.
As the pain sweeps through, Makes no sense for you. Every thrill is gone. Wasn't too much fun at all, But I'll be there for you-ou-ou As the world falls down.
Falling As the world falls down. Falling As the world falls down. Falling. Falling. Falling. Falling in love As the world falls down. Falling. Falling. Falling. Falling. Falling in love As the world falls down. Makes no sense at all. Makes no sense to fall. Falling As the world falls down. Falling. Falling in love As the world falls down. Falling. Falling Falling in love As the world falls down.
Mentre Il Mondo Crolla
C’è un amore così triste nel profondo dei tuoi occhi. Come un pallido gioiello che si apre e si chiude. Dentro ai tuoi occhi Metterò il cielo dentro ai tuoi occhi.
C’è un cuore ingannato che batte fortissimo in cerca di nuovi sogni. Un amore che duri dentro al tuo cuore. Metterò la luna dentro al tuo cuore.
Mentre il dolore si espande, niente ha senso per te. Ogni brivido è sparito, non era comunque molto divertente. Ma io ci sarò per te, mentre il mondo crolla.
Cadere. Crollare. Innamorarsi.
Ti dipingerò mattine dorate. Ti farò girare in serate d’amore. Sebbene eravamo estranei finora, stiamo scegliendo il nostro cammino tra le stelle. Lascerò il mio amore tra le stelle.
Mentre il dolore si espande, niente ha senso per te. Ogni brivido è sparito, non era comunque molto divertente. Ma io ci sarò per te, mentre il mondo crolla.
Cadere. Mentre il mondo crolla. Cadere. Mentre il mondo crolla. Cadere. Cadere. Cadere. Innamorarsi Mentre il mondo crolla. Cadere. Cadere. Cadere. Cadere. Innamorarsi Mentre il mondo crolla. Non ha senso per nulla. Non ha senso che cada. Cadere mentre il mondo crolla. Innamorarsi mentre il mondo crolla. Cadere Cadere Innamorarsi mentre il mondo crolla.
Vi ricordate di Galaxy Express 999 e la mitica sigla cantata dagli Oliver Onions??(se la risposta dovesse essere no cliccate sull'immagine per andare sul mio "nostalgic blog") L'autore di questa notevolissima serie, che potete trovare ritrasmessa saltuariamente da qualche piccola televisione privata, è Akira Matsumoto più noto con lo pseudonimo di Leiji. E' nato in Giappone nel 1938 e suo padre era pilota di caccia (i famosi "Zero" giapponesi) durante la seconda guerra mondiale; forse questo particolare lo influenza visto il suo interesse per la storia militare e per la guerra evidenti in tutte le sue opere più note. Esordisce come mangaka (autore di manga, i fumetti gioapponesi) nel 1953, a soli 15 anni, vincendo un concorso per esordienti della rivista Manga Shonen con la storia Le avventure di un'ape. Il suo primo grande successo, notissimo anche in Italia, è Starblazers (di cui trovate la recensione nel n° 39 di Delos) del 1974 mentre dopo tre anni dà alle stampe Danguard, il suo unico lavoro legato al filone dei robottoni giapponesi; una piccola curiosità è che Danguard, con i suoi duecento metri di altezza e le cinquemila tonnellate di peso, è probabilmente il più grosso robot mai disegnato! Danguard è divenuto una delle più interessanti serie di cartoni animate del genere anche se con notevoli differenze e una maggior complessita rispetto alla versione cartacea. Lo stesso anno, il 1977, è quello in cui concepisce le sue quattro maggiori storie: Capitan Harlock, Galaxy Express 999, La regina dei 1000 anni e Queen Esmeralda. Anche la caratterizzazione grafica dei personaggi associa queste produzioni dove le donne sono sempre bellissime, bionde ed esili e con lo sguardo triste e i personaggi maschili si dividono tra i bassottelli come Masai e gli altri, rappresentanti nobili ideali come CapitanHarlock, che sono invece alti e dai tratti regolari e decisi Tutte queste storie che Matsumoto disegna e pubblica come manga sono state trasposte in anime (così in Giappone sono definiti i cartoni animati) dalla Toei Doga. Galaxy Express ripresenta parecchie tematiche importanti per l'autore: l'antimilitarismo, la critica alla considerazione dei lavoratori nella società giapponese in cui tutti sembrano diventar parte di un immane meccanismo e l'apprezzamento per l'arte e la natura.
Background
Parecchi fili legano questa serie ad altre dell' autore e diversi personaggi vengono qui presentati come guest star di altissimo livello; ai fini della storia la presenza più importante, sebbene dietro alle quinte, è quella di Tochiro: questi è il meccanico spaziale progettista dell'astronave Alkadia e grande amico del suo Capitano, il mitico Harlock. Anche i vestiti e il cappellaccio di Masai sono appartenuti a Tochiro e, soprattutto, era sua la pistola Cosmo Dragon che gli permette di eliminare anche gli uomini meccanici. Masai incontrerà nel suo viaggio anche la piratessa Esmeralda e verrà aiutato da un misterioso uomo in nero con una cicatrice sul volto che altri non è che Harlock. Con Masai che eredita quella di Tochiro questi personaggi sono gli unici a possedere la Cosmo Dragon e rappresentano la resistenza alla meccanizzazione dell'uomo che permette una vita lunghissima ma priva gli esseri umani di tutte le loro più nobili qualità.
McDonald's videogame, simulazione gestionale di un colosso alimentare. Si può contrastare una delle icone del capitale globale come la McDonald's in mille maniere, come provando su di sè gli effetti dei suoi cibi o cercando di diffondere i dati sulle sue reali politiche alimentari. Comunque esso resta un colosso economico che si muove nel velocissimo libero mercato sincronizzandosi perfettamente alle regole del gioco. Ma se di gioco si tratta, nel più ampio senso del termine, allora un videogame è il (non)luogo ideale per rappresentarne le dinamiche, facendo calare lo spettatore/consumatore negli inarrestabili ingranaggi della mastodontica industria del fast food. McDonald's videogame è stato sviluppato da Molleindustria e si muove attraverso, appunto, una rappresentazione delle sue note strategie, lasciando al giocatore il gusto, anzi il disgusto, di giocare con le regole che essa impone. Vengono tenuti d'occhio tutti i paradossali stadi di sfruttamento e l'incrocio di responsabilità della necessaria crescita. La simulazione dei processi di gestione diventa quindi una bulimica corsa contro il tempo che sistematicamente schiaccia il giocatore nella morsa del capitale, lasciandolo con il suo bagaglio di amare devastazioni alle spalle.
Nel 2003 la Palm Pictures, in accordo con i registi Spike Jonze, Michel Gondry e Chris Cunningham, decise di dare vita alla Directors Label, un’etichetta nata con lo scopo di produrre una serie di DVD incentrati sul lavoro dei più importanti ed innovativi registi di oggi. Ogni volume, intitolato “The work of director”, colleziona i migliori lavori del regista nell’ambito di video musicali, cortometraggi, documentari e pubblicità, oltre a nuovi ed esclusivi filmati, interviste, commenti del regista, degli attori, dei musicisti e altri collaboratori.
Dopo i primi tre volumi dedicati ai registi sopracitati, la seconda serie è dedicata a quattro apprezzati direttori come Anton Corbijn, Mark Romanek, Jonathan Glazer e Stèphane Sednaoui. Il DVD dedicato a Corbijn, noto anche come fotografo ufficiale degli U2 e di altre formazioni, include ben trenta videoclip, tra i quali spiccano “Heart shaped box” dei Nirvana, “Enjoy the silence” dei Depeche Mode, “Atmosphere” dei Joy Division e “One” degli stessi U2. La pubblicazione include anche i commenti degli artisti alla realizzazione del video, un documentario intitolato “NOTNA” dedicato al regista, i primi video girati da Corbijn per Palais Schaumburg e Front 242 e tanto altro.
Jonathan Glazer dopo aver vinto numerosi premi per i suoi videoclip musicali ha scelto la via del cinema realizzando i lungometraggi “Sexy beast” e “Birth – Io sono Sean” rispettivamente nel 2001 e 2004. “The work of director” include nove videoclip girati da Glazer (tra i quali “Street Spirit” e “Karma Police” dei Radiohead” e “Karmacoma” dei Massive Attack), dieci spot pubblicitari molto noti (su tutti “Surfer” per la Guinness e “Odyssey” per la Levi’s, con i relativi making of), estratti dalle sue due opere cinematografiche e le interviste con attori e cantanti che hanno avuto il piacere di collaborare con lui.
Anche Mark Romanek, dopo aver diretto storici videoclip musicali, ha deciso nel 2001 di realizzare la sua prima opera cinematografica, “One hour photo” con Robin Williams. In questo DVD sono inclusi ben ventisei video musicali (tra cui “Closer” dei Nine Inch Nails, “Hurt” di Johnny Cash e “99 problems” di Jay-Z), due documentari nei quali alcuni attori (Ben Stiller, Robin Williams e Chris Rock) e musicisti (Trent Reznor, Keith Richards, Gwen Stefani, Red Hot Chili Peppers, Michael Stipe, Sonic Youth e tanti altri) analizzano le opere e le metodologie di lavoro del regista. La carriera di Stephane Sednaoui è stata lanciata dal grande successo dei suoi videoclip realizzati per i brani “Give it away” dei Red Hot Chili Peppers e “Mysterious ways” degli U2 nei primi anni Novanta. “The work of director” raccoglie diciannove video musicali realizzati per artisti come R.H.C.P., Garbage, Tricky, U2, Bjork, Massive Attack, Youssou N’Dour & Neneh Cherry, tre esclusivi cortometraggi ispirati ad altrettante importanti canzoni (“Walk on the wild side” di Lou Reed, “Army of me” di Bjork e “Aqua Nastasa” dei Mirwais) e le interviste con alcuni dei musicisti che hanno collaborato con Stephane.
“The work of director” è una collana realmente ben confezionata ed entusiasmante. I video sono tutti molto completi, ben strutturati e costruiti per far conoscere al meglio l’opera (principalmente nell’ambito musicale) di registi che si sono contraddistinti per le il loro lavoro all’avanguardia e le loro idee innovative.
Rubber Johnny - Chris Cunningham
Nel 2001 Aphex Twin (alias Richard D. James) uscì con la doppia antologia dal misterioso titolo Druksq. Cunningham (che per il musicista inglese aveva già collaborato con Come to Daddy nel 1997 e Windowlicker nel 1999) rimase letteralmente allucinato dal brano Afx237 V7, ne estrasse 30 secondi e li utilizzò come colonna sonora per un video sperimentale, dallo stesso titolo dell'album. Nel clip compariva un mutante accasciato su una sedia a rotelle con una testa alla Elephant man. Tra lamenti indecifrabili, l'esseruncolo si svegliava di colpo, vibrava la lingua sibilando rumori tecno-metallici e scrutava nella macchina da presa col suo occhietto bianco iridescente. Cunningham riprese la scena con una telecamera dotata di infrarossi e la registrò su una normale DV. Mise il video online sul sito di Aphex Twin e della Warp Records e da quel giorno non ci furono novità. A distanza di quattro anni, quei 30 secondi si sono nutriti di altre visioni distorte, di ossessioni insopportabili, diventando un corto di 6 minuti. L'opera ha preso un titolo e il mostriciattolo un nome: Johnny. Il corto, Rubber Johnny è stato proiettato in anteprima nazionale il 14 aprile 2005 al Circular di Milano. Una notte insonne e delirante allo Stadio Meazza di Milano, più vicina alle atmosfere romeriane del prossimo Land of the dead, che alle seminali apparizioni lynch-cronenberghiane a cui Cunnigham viene spesso affiancato. Prego i testimoni di farsi avanti, in particolare i poveri sfigati che hanno vaganbondato per ore nei corridoi dello stadio senza trovare il mutante in carrozzella. Negli anni, il progetto ha cambiato qualche strato di pelle ed è cresciuto nelle ossa. A partire dalla musica: una versione di Afx237 V7 remixata dallo stesso Cunningham, fino all'accenno di una trama: un mutante con le sembianze di un bambino di nome Rubber Johnny, che vive al buio di un seminterrato in compagnia di un Chihuahua strabico. Ma cosa diavolo ci fa là sotto, vi chiederete. Mettetevi il cuore in pace. Sapete perché Cunningham è ormai da 5 anni che non produce mezza fava? Bene, la tipologia di domanda è la stessa. Come la risposta: Bah! Il video comincia con la "voice in" di un dottore nel tentativo di rassicurare un agitatissimo Johnny che chiede della madre. D'un tratto Rubber reagisce violentemente e il dottore è costretto a iniettargli in corpo una dose di sedativo. Il film poi piroetta, torna all'intro familiare di Drukqs e da quel punto procede disordinatamente con le immagini di Johnny che cerca di ballare sulla sedia a rotelle, facendo giochetti per il divertimento del suo cagnolino. Da questo istante Johnny assume le sembianze di un mostro multiforme e decomposto, un essere bestiale che sembra trasportare il suo carretto da macellaio, carico di viscere intrecciate a cervella e organi sessuali verso una finestra. Verso lo schermo attraverso cui guardiamo. L'unica barriera impossibile da infrangere solo fisicamente. Ma che può essere penetrata attraverso interstizi altri, capillari e nervi nascosti per sole immagini filmiche di questo tipo. Che vedono anche al buio e che scorgono fantasmi. Il corto (?), videoclip (?), prequel per un film(?) è una sorta di Lost Highway alla Lynch, compresso al massimo, fino a divenire un buco nero di tenebra, dove la luce può solo essere inghiottita e quel che resta è segno indelebile nella mente. Anche la sottile ironia british del regista sembra cadere nel gorgo. succhiato come uno spaghetto. Un film divoratore di mondi e di equilibri scopici costruti in anni di cinefilia, che spinge il bizzarro, il deforme, la clonazione (a cui già eravamo abituati nelle precedenti collaborazioni C.C-A.T.) al parossismo, all'ossessione per le nuove sociopatologie, a una sorta di impronunciabile decostruzionismo biologico, tumorale e vitale al contempo, veicolato a suon di braindance music. Meglio affrontarlo, come tutte le paure, meglio guardarlo piuttosto che scappare e dare Chris per scomparso e bollito. Perché di nuovi spunti qui ne abbiamo visti e speriamo di vederne altri, armati di coraggio.