[....Vivo come un cammello in una grondaia,
in questa illustre e onorata società!
E ancora, sto aspettando, un'ottima occasione
per acquistare un paio d'ali, e abbandonare il pianeta.
E cosa devono vedere ancora gli occhi, e sopportare?
I demoni feroci della guerra, che fingono di pregare!
Eppure, lo so bene che dietro a ogni violenza esiste
il male... se fossi un po' più furbo, non mi lascerei tentare.
Come piombo pesa il cielo questa notte.
Quante pene, e inutili dolori....]
[...In silenzio soffro i danni del tempo
le aquile non volano a stormi
vivo è il rimpianto della via smarrita
nell'incerto cammino del ritorno...]
...quanti elefanti saranno mai passati di qua??!! *loading*...elefanti si dondolavano
sopra il filo di una ragnatela
e considerando la cosa interessante
andarono a chiamare un altro elefante...
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martedì, maggio 23, 2006
Nelle Terre del Barolo il cinema all’aperto dall’11 al 16 luglio
La terza edizione del Food in Film Festival sarà posticipata di circa un mese rispetto alla precedente edizione per evitare la concomitanza con i Campionati Mondiali di calcio. La scelta di non sovrapporre le due manifestazioni per permettere a quanti, amanti del cinema ma anche del calcio, di poter vedere entrambi gli spettacoli. I Comuni che partecipano all’iniziativa sono: Barolo. Castiglione Falletto, Grinzane Cavour, La Morra, Monforte d’Alba,Serralunga d’Alba e Verduno oltre ai Comuni più piccoli che fanno parte dell’Unione di Comuni Colline di Langa e del Barolo che ospiteranno i tradizionali incontri editoriali a tavola. Rimane tuttavia invariata la formula che prevede anche nella 3° edizione più sezioni. La competizione con pellicole provenienti da Iran, Italia, Finlandia, Grecia, Repubblica Ceca e Stati Uniti. La sezione Palato raffinato -dal sibillino titolo Eretica- sarà dedicata ad un cinema provocatorio, che va contro le imposizioni imperanti. Monforte d’Alba, sede del Circolo promotore del festival è uno dei luoghi di nascita dell’eresia catara, La Contessa Berta, nome del Circolo, è la feudataria bruciata al rogo in seguito alla sua appartenenza al catarismo e sarà affrontato anche il rapporto tra cibo e religione nella cinematografia. Focus on food -dal titolo Ieratica- presenterà pellicole su tematiche e problemi connessi all'ambiente e al territorio, sulla saggezza, il rigore, la sostanza, la sacralità del legame terra-uomo. Dulcis in fundo -dal titolo Erotica- infine si addentrerà nel rapporto tra cibo e passione sessuale, tra ciò che si vede e si può, forse, possedere. La giuria sarà composta da personalità del cinema, del giornalismo e della cultura di livello internazionale. Durante la settimana del Festival registi, attori ed esperti cinematografici arriveranno in terra di Langa per partecipare alle proiezioni che avverranno all’aperto sotto le mura dei vecchi castelli.
Un convegno e una mostra sull’acqua, proposte eretiche in una terra che si nutre di vino, e gli incontri editoriali ospitati dai paesi di Langa, completeranno la manifestazione. La programmazione e le offerte di viaggio per trascorrere un fine settimana dedicato al cinema, al cibo e alla conoscenza del territorio, saranno visibili a breve su questo sito.
_Perchè fare un salto al Food in Film Festival, dalla particolare identità itinerante, che si svolgerà tra le colline della Langa?
_Perché cinema e gusto si possano incontrare, confrontare, magari anche scontrare, integrandosi in uno spazio definito dai profili delle colline di Langa.
_Per sperimentare l’idea itinerante di una rassegna che offra non solo visioni cinematografiche ma anche splendidi paesaggi, quinte reali di un orizzonte straordinario.
_Per far conoscere le Langhe agli appassionati di Cinema.
_Per far conoscere il Cinema agli appassionati del Barolo e del tartufo.
_Per valorizzare un territorio conosciuto nel mondo solo per i suoi unici e inimitabili prodotti.
_Per confrontare diverse visioni cinematografiche sui molti argomenti proposti: la tavola, il gusto, i sapori, ma anche il mondo contadino con i suoi valori antichi, la produzione alimentare e vitivinicola, gli interessi industriali, le manipolazioni genetiche e non, la manodopera d’importazione, i progressi tecnologici.
_Per stimolare riflessioni sulle diverse modalità culturali di vedere e di gustare.
Anche se potrebbero essere infinite le citazioni, ecco qualche esempio di cinema culinario, in ordine di mio gusto, saltando "La grande abbuffata", della quale ho già scritto ormai qualche anno fa, che comunque rimane una cosa a se!!
Big Night, un film sul valore della cucina come linguaggio universale capace di mettere in comunicazione culture altamente distanti e reciprocamente diffidenti.
E’ dura gestire un ristorante italiano nel New Jersey degli anni cinquanta se non si ha intenzione di transigere sulla qualità e l’autenticità dei piatti proposti, e i rari clienti chiedono gli spaghetti (con le polpette, ovviamente) come contorno per un risotto. È quanto sperimentano quotidianamente due fratelli immigrati abruzzesi (nella versione italiana, in quella originale erano calabresi), Primo e Secondo Pilaggi: il loro ristorante "Paradise" (nome dovuto al motto del cuoco: "chi mangia bene è vicino a Dio") è prossimo alla bancarotta, nonostante l’ottima cucina proposta. Entrambi i fratelli sono decisi a non cedere alle proposte di Pascal, il proprietario un po’ malavitoso del prospiciente locale "Italian Grotto", che fa ottimi affari proprio grazie al cattivo gusto dell’ambiente e della cucina, che li vuole a lavorare per lui. Primo, il bravissimo cuoco, perché si sente portatore di una grande tradizione gastronomica, e non accetta di preparare i piatti prediletti dai clienti di Pascal; Secondo, il maître, perché, contagiato dal sogno americano del self-made man, ha intenzione di salire i gradini della scala sociale con le proprie forze. Proprio da Pascal, sempre prodigo di consigli- non proprio disinteressati- all’irrequieto Secondo (Primo, nel suo sentirsi artista, rifiuta di aver troppo a che fare con lui), sembra arrivare una soluzione: egli convincerà il famoso cantante italo-americano Luis Prima a recarsi per una cena promozionale con tanto di rappresentanti della stampa al "Paradise", se il cibo servito riuscirà a conquistarne il palato, la pubblicità derivata dall’evento dovrebbe permettere al locale di decollare. Il "Paradise", grazie anche a dei rinforzi esterni tra cui Phillys, la fidanzata di Secondo, si mobilita perché questa "big night" risulti memorabile, e Primo decide di preparare come piatto forte il suo timballo, una specialità a base di garganelli freschi conditi da un ricchissimo ragù racchiusi nella pasta frolla. Il giorno e all’ora prestabilita tutti i convitati, si radunano in attesa del ritardatario Luis Prima che, assicura Pascal, prima o poi arriverà; e sempre in assenza dell’ospite d’onore il banchetto ha infine inizio, culmina e finisce: un grande successo gastronomico ma un fiasco promozionale, perché, come fa notare con vivo rincrescimento il conquistato giornalista, non può essere scritto un articolo su Luis Prima, dal momento che non si è presentato. Si trattava infatti di una manovra di Pascal, per affrettare il fallimento del ristorante e costringere i fratelli Pilaggi ad accettare le sue proposte; Primo però è intenzionato piuttosto a ritornare in Italia e andare a lavorare nel ristorante di un loro zio, e Secondo a non cedere, pur volendo restare in america a ogni costo. Fermi nelle loro posizioni, i due arriveranno allo scontro fisico, all’alba sulla spiaggia; la riconciliazione avverrà, senza parole, preparando la colazione nella cucina del ristorante.
Il film, che si segnala per la bravura degli interpreti e per le scene di preparazione dei piatti, vera struttura portante, rispettosamente filmate quasi tutte a camera fissa, che si pongono tra le migliori mai realizzate nel cinema, riesce piuttosto bene a mostrare le difficoltà di comunicazione tra culture (unico ponte risulta essere la cucina interpretata al suo meglio: nessuno dei commensali rimarrà insensibile all’arte di Primo) e la differenza di atteggiamento verso il nuovo paese da parte dei due fratelli, Primo che rimane legato alla patria d’origine e frequenta solo altri immigrati, Secondo entusiasta del paese d’adozione che cade preda di tutti i suoi miti (il rapido successo, la Cadillac).
Big Night (Id.) U.S.A. 1996. Regia di Stanley Tucci e Campbell Scott. Soggetto e sceneggiatura di Stanley Tucci e Joseph Tropiano. Con Tony Shalhuob (Primo), Stanley Tucci (Secondo), Ian Holm (Pascal), Isabella Rossellini (Phyllis)
Mangiare bere uomo donna Eat drink man woman
Ang Lee
Taiwan – 1994 Sylvia Chang Winston Chao Chao-Jung
Talpei, il più celebre cuoco di Formosa, Maestro Chu, è angosciato per le prospettive matrimoniali delle sue tre figlie: Jia-Jen, timida insegnante convertita al cristianesimo, Jia-Chien, donna in carriera, Jia-Ning, la minore, cameriera in un fast food. Le ragazze a loro volta sono invece indaffarate a trovare una compagna per il padre vedovo, che però non sarà quella prevista. Un riflessione dolce-amara sulle piccole grandi cose della vita, tra preparazioni gastronomiche dalle indimenticabili coreografie.
Il pranzo di Babette Babettes gaestebud
Gabriel Axel
Danimarca – 1997 Stephane Audran Jarl Kulle Jean Philippe Lafont
Babette è la cuoca del café Anglais, scappata da Parigi dopo i tumulti della Comune e accolta come domestica da due anziane signore di provincia. Quando vince 10mila franchi con una lotteria, decide di spenderli per offrire alla piccola e bigotta comunità luterana in cui vive, un pranzo memorabile. Il film, ispirato dall’omonimo racconto della scrittrice danese Karen Blixen, rappresenta un apologo sui capricci del destino e sulla necessità di soddisfare tanto la gola quanto l’anima con piatti succulenti e vini pregiati.
Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante
The cook, the thief, his wife and her lover
Peter Greenaway
Francia, Gran Bretagna, Olanda - 1989 Tony Allef
In un elegante ristorante londinese gestito dall'esperto cuoco francese Richard, si consuma un adulterio. Il ladro tradito uccide in modo atroce l’amante della moglie e quando lei lo scopre quasi esce fuori di senno per il dolore. Ma freddamente medita un'orrenda vendetta. Convince, non senza fatica, il cuoco a cucinare l’amante ed offrirlo per cena al marito. Giunto il gran giorno, alla presenza di tutti coloro che hanno subito soprusi dall’assassino, l'uomo viene costretto da sua moglie, che gli punta una pistola addosso, ad assaggiare la carne del suo amante. Sul classico tema del menage a tre si inserisce un efficace incubo culinario-viscerale, ricco di simbolismi e riferimenti culturali. “Chi non ama i sapori forti di Greenaway è meglio che lasci perdere” (Merenghetti)
Chocolat
Chocolat
Lasse Hallstrom
Gran Bretagna, Usa – 2000 Juliette Binoche Alfred Molina Johnny Depp
In un minuscolo villaggio francese di Lansquenet, arrivano la giovane Vianne con sua figlia Anouk. Madre e figlia, appena arrivate, aprono un negozio di cioccolata che, con la sua vetrina scintillante e ben fornita, risveglia gli appetiti nascosti o repressi della sparuta comunità. In breve Vianne si costruisce una solida reputazione ma... anche un nemico: il conte di Reynaud, convinto che la cioccolata alla lunga causerà la caduta del codice morale cittadino di cui lui è intransigente controllore. ”Lo spirito del film è simpaticamente libertario in chiave di spregiudicato apprezzamento delle leccornie. 'Chocolat' si direbbe confezionato con perfetto dosaggio degli ingredienti. Anche se il sapore di questo cioccolato è un po' industriale”. (Tullio Kezich, Corriere della sera).
Capossela riporta il tango al Caffè Procope. Per l'ultima volta...
Questa sera a Torino, presso il Caffè Procope di via Juvarra 15, Vinicio Capossela si esibirà in un repertorio di tanghi e serenate, in quello che egli stesso definì "uno dei templi di questa carboneria che è la cultura del tango trapiantata in Italia". L'occasione è speciale e, purtroppo, unica: il Caffè Procope, insieme all'adiacente Tetaro Juvarra (...che per volere delle Belle Arti non verra toccato!!) una delle location più suggestive, che ha fatto da sfondo ad un moltitudine di eventi, da quest'anno non esisterà più perché tornerà ai proprietari. Capossela tornerà a suonarci con Giancarlo Bianchetti alla chitarra, Glauco Zuppiroli al contrabbasso e Pepe al bandoneon, altresì detti "trio Tinta Roja", in onore del locale di Barcellona in cui diverse volte si sono esibiti proprio con questo repertorio di tanghi trasmutati. Un repertorio che comprende brani come Garua, Nocturno a mi barrio, La ultima curda, Cristal, Naranjo en flor, La cancion de las simples cosas, Porto rancore al silenzio, Abbandonato. L'ingresso è di 20 euro, ma li spenderò volentieri. Per informazioni Caffè Procope, 011.540675.
Da nostalgico acquirente, veder ri-affiorare l’etichetta Underground Music Movement tra la marea di anonime pubblicazioni contemporanee non può non suscitare la curiosità di sentire cosa vi è stato inciso intorno, il caso ha voluto che la scelta “al buio” abbia nuovamente sortito risultati alquanto soddisfacenti… Sotto il neonato alias Mohito si nascondono personaggi piuttosto attivi tra le produzioni dance che arrivano dalle terre del nord-Europa: in primis DJ-rookie-of-the-2004 Steve Angello, poco più che maggiorenne ma già accreditato dalle prestigiose collaborazioni con i compagni di scuderia Eric Prydz (per lo splendido “Woz Not Woz”), Sebastian Ingrosso e Dave Armstrong (la loro ultima sfida è “Groove In You”); a ruota segue Hal Ritson, eclettico produttore e musicista, al recente debutto da solista con lo pseudonimo Just Hal (“Creation” il singolo in lancio) dopo aver partecipato in studio alla realizzazione di mega-hits quali “Call On Me” del citato Prydz e “Shine” di Lovefreekz nonché dopo aver dato alle stampe (soprattutto clandestine…) numerosi remix (il più famoso per Linus Loves “Stand Back”) sotto il nick Young Punx insieme al collega Cameron Saunders, con cui ha condiviso pure l’idea portante di questo nuovo lavoro. Al progetto Mohito si uniscono a pieno titolo anche il misterioso vocalist Busk ed il vero e proprio maestro del pop elettronico ante-litteram, Mr. Howard Jones, sorridente folletto delle tastiere e creatore di una mezza dozzina di quei successi che rimangono stabilmente nella colonna sonora dei fatui anni ’80. Dalla citazione di uno di questi, “Like To Get To Know You Well” (che Howard ha voluto appositamente re-intepretare) nasce proprio “Slip Away”.
Inizialmente pensata da Ritson & Saunders (vedasi il “Monofonic remix” presente sul lato A) come traccia giocata sostanzialmente sull’iterazione del celebre ed arguto frammento (il richiamo dal prototipo, infatti, non si riferisce ad un particolare di facile ed immediato impatto, bensì al più sottovalutato inciso cantato post-ritornello), tagliato, loopato e filtrato in ogni possibile combinazione ed appoggiato su una ritmica più o meno articolata ma sempre saldamente condotta dalla cassa in 4/4, la creazione ha poi avuto modo di svilupparsi ed arricchirsi con il fondamentale contributo degli artisti sopra menzionati.
Il groove costruito da Angello secondo i consolidati canoni dell’emergente Swedish-mafia (la corrente che omaggia il mitico french-touch, di cui fa parte con Prydz, Ingrosso ed Axwell), in cui il tipico synth compresso e vibrante si accompagna ad un solido e ben pompato beat hard-house, e l’inserimento di una parte cantata composta ed intepretata ex novo, dotata di strofe e ritornello che vede sovrapporsi le voci di Busk ed Howard Jones (un po’ come, a casa nostra, hanno fatto i 2 Black con “Waves Of Luv”), hanno fatto sì che “Slip Away” compisse il decisivo salto di qualità da mero decorativo house-rework a vera e propria canzone, con tutti i requisiti per poter diventare un hit commerciale da classifica.
Il 12” si completa con le versioni presenti sul lato B: il londinese Filthy Rich alterna serrate riprese a-tutta-house, introdotte da rullate e contraddistinte da un’ipnotica ed incalzante bassline, a momenti di respiro scanditi da una profonda cassa “sfasata” dalle reminiscenze d’n’b. Denominatore comune dell’insieme è l’originale tessuto sonoro creato con le severe pulsazioni di un synth alla-Heaven-17 accoppiato al maniacale lavoro di frantumazione, taglio e sovrapposizione dei frammenti vocali appartenenti a Mr. Jones. La dub di Angello ripropone la struttura e le sonorità del mix principale, compreso il furbo cutting con cui si anticipa e si evidenzia l’attacco del ritornello. A differenza da quella ufficiale, l’edizione promo-import contiene anche la sempre utile e versatile a-cappella.
Tu non hai capito niente di come sono io e di come ti amerei di più se una volta fossi tu a cercarmi.
Tu non hai capito niente stai lì ad aspettare devo sempre essere io il primo a chiedere l'amore.
Poi appena ti stringo una mano tra le mani allora tutto cambia tu diventi uguale a me ma è già un'altra cosa non è più la stessa cosa è il primo passo che vorrei da te.
Tu non hai capito niente ma forse capirai quando un giorno mi sarò stancato di te che aspetti sempre e quel giorno ti farò aspettare inutilmente.
Tu non hai capito niente...
Luigi Tenco
Ragazzo Mio
Ragazzo mio, un giorno ti diranno che tuo padre aveva per la testa grandi idee, ma in fondo, poi.... non ha concluso niente non devi credere, no, vogliono far di te un uomo piccolo, una barca senza vela Ma tu non credere,no, che appena s'alza il mare gli uomini senza idee, per primi vanno a fondo
Ragazzo mio...un giorno i tuoi amici ti diranno che basterà trovare un grande amore e poi voltar le spalle a tutto il mondo no, no, non credere,no, non metterti a sognare lontane isole che non esistono non devi credere,ma se vuoi amare l'amore tu,...non gli chiedere quello che non può dare
Ragazzo mio, un giorno sentirai dir dalla gente che al mondo stanno bene solo quelli che passano la vita a non far niente no,no,non credere no, non essere anche tu un acchiappanuvole che sogna di arrivare non devi credere, no, no, no non invidiare chi vive lottando invano col mondo di domani
Per il timido e ingenuo Brian può essere stato solo un alieno a fare ciò che non riesce a ricordare, mentre Neil, all’apparenza disinibito e un po’ cinico, sembra aver vissuto lo stesso fatto con superficiale disinvoltura, quasi con consapevolezza da adulto. Ma entrambi si raccontano una favola, e questo apparirà chiaro man mano che lo sguardo lucido di Gregg Araki ci farà avvicinare alla verità. Mysterious skin film della notte di sky, che mi ha tenuto sveglio fino alla fine, immerso in una fotografia livida e stridente, affronta con taglio personalissimo un tema scabroso come quello dell’abuso sui minori, ambientato nella pigra e “tranquillizzante” provincia americana e con la patina ovattata del gioco senza conseguenze. La storia è stratificata, densa di sfumature, e la lettura più superficiale si ferma al ragazzino di otto anni, attratto dal sesso e iniziato col suo malizioso consenso.
La voce narrante è quella di Neil diciottenne, che racconta con consumato distacco le sue esperienze di bambino precoce: convinto di aver provato il vero amore con l’allenatore di baseball, scomparso dopo un’unica estate, vive prostituendosi, alla ricerca solamente di nuovi e eccitanti partner sessuali. Sembra indifferente a qualunque altra sollecitazione, e soprattutto ai richiami affettuosi e preoccupati dei suoi due unici amici, una ragazzina sveglia che conosce sin dall’infanzia e un sognante gay, entrambi stregati dal suo fascino.
Parallelamente si svolge l’indagine del goffo Brian, diversissimo da Neil, agli antipodi, ma che condivide con lui una strana sfasatura rispetto al mondo e alle occupazioni dei normali liceali diciottenni. Brian è convinto di essere stato rapito dagli Ufo quando a otto anni, dopo una partita di baseball, si è risvegliato in cantina con un vuoto di memoria angosciante e incolmabile, e un perenne senso di insicurezza. Il film di Araki alterna l’adolescenza di strada di Neil, vissuta all’insegna della provocazione sessuale, alla patetica ricerca del suo coetaneo Brian, che tenta di ricostruire cosa gli accaddde quella sera, guardando ossessivamente documentari sugli alieni e annotando con diligenza i suoi incubi notturni.
Neil è la chiave di tutto, Neil sa cos’è successo, Neil è vittima e complice, ma mentre la storia si ricompone la sua corazza strafottente si incrina, lascia intravedere una disperazione sorda, un bisogno d’affetto mai colmato. E' l’innocenza violata, perchè un bambino di otto anni non è in grado si scegliere.
Ciascuno dei due protagonisti si è tenuto dentro il dolore, la paura, lo sgomento, e per attutirli e imbavagliarli si è raccontato una bugia. Una bugia costosa, che ha portato le vite di entrambi in vicoli ciechi pericolosi, impedendo loro una scelta autentica, uno sviluppo sereno e armonioso.
Il film è circolare perchè in fondo finisce dove è cominciato, nel salotto del coach, un luogo mellifluo e ambiguo, mascherato di tutte le attrattive che affascinano un bambino.
Le scelte stilistiche e narrative di Araki, che ha tratto la storia dall’omonimo romanzo di Scott Heim, danno al suo lavoro un’inquietante vitalità: si va dritti verso la ricomposizione del dramma, con la sensazione che nulla sia superfluo. Non una scena di troppo nè un minuto di autocompiacimento. Mysterious Skin inoltre sa essere anche estetico; tutto scorre con stile: dalle sequenze iniziali e finali, passando per quella nel drive-in deserto, senza tralasciare il commento musicale (dell'ambient ma anche dell'indie rock soprattutto etereo e quindi prossimo all'ambient).
Per la prima volta Gregg Araki, a tutti gli effetti un autore cinematografico e non un semplice regista; a differenza di troppe operazioni simili, questa risulta riuscita perché il suo è cinema a tutto tondo e non mera messa in scena di uno scritto narrativo.
E il finale è tutt’altro che consolatorio, come invece ha scritto qualcuno. Il fatto che i due ragazzi si siano ritrovati non significa che i cocci vadano automaticamente a posto, e la verità per Brian è amara quanto lo è per Neil la consapevolezza di aver perduto la capacità di dare amore e tenerezza. Tra le immagini che resteranno di questo Mysterious Skin, scelgo non tanto quella ampiamente riportata dei cereali colorati che in apertura cadono sul volto di Brain e che più avanti faranno da contorno a uno degli incontri tra Neil e il coach di baseball (il pedofilo), immagine che ammantata com’è di splendida innocenza ne segna al tempo stesso irrimediabilmente la fine, piuttosto l’incontro di Neil con un cliente malato di AIDS con il corpo devastato dal sarcoma. Nella stanza dell’uomo (il killer silenzioso di Gli intoccabili che dopo aver eliminato il contabile della squadra di Ness per sfregio scrive sulla parete dell’ascensore col sangue della vittima “touchable”) troneggia una riproduzione del quadro di Vermeer La ragazza dall’orecchino di perla, musa silenziosa di un incontro carico di sofferenza dove il contatto fisico tra i due per una volta fa a meno del sesso.