[....Vivo come un cammello in una grondaia, in questa illustre e onorata società!
E ancora, sto aspettando, un'ottima occasione per acquistare un paio d'ali,
e abbandonare il pianeta.
E cosa devono vedere ancora gli occhi, e sopportare?
I demoni feroci della guerra, che fingono di pregare!
Eppure, lo so bene che dietro a ogni violenza esiste il male...
se fossi un po' più furbo, non mi lascerei tentare.
Come piombo pesa il cielo questa notte.
Quante pene, e inutili dolori....]


SAKURA


[...In silenzio soffro i danni del tempo
le aquile non volano a stormi
vivo è il rimpianto della via smarrita nell'incerto cammino del ritorno...]



[...shizukani tokino kizuni kurushimu murewo kundewa tobanai taka furuki oshiewo tadotte kokoronomamani konokanashimiwo norikoete...]





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J.Carpenter


D.Aronofsky


W.K.Wai


S.Lee


Miike Takashi


Tim Burton


David Lynch





...quanti elefanti saranno mai passati di qua??!!
*loading*...elefanti si dondolavano
sopra il filo di una ragnatela
e considerando la cosa interessante
andarono a chiamare un altro elefante...

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mercoledì, febbraio 27, 2008
 

E pensare che tutto questo sarà un giorno abitato dalla morte. Che questa calda opulenza della tua pelle, che sale lungo il mio tatto fino all'abisso della mia irrequietezza, dovrà un giorno schiantarsi sul suo stesso silenzio desolato.
Che quest'ordine di cose naturali, che fanno di te e di me e dell'acqua e degli uccelli chiari volumi per la vendemmia dei sensi, sprofonderà una sera nella nebbia di lontane contrade.
Che questo tremito di voci interiori che sale lungo il tuo sangue, che si annida nel tuo ventre come un figlio, quando ti parlo di cose semplici, elementari, come queste cose terribili di cui ti sto parlando, dovrà essere un giorno trasferito in un altro corpo, quando i nostri conosceranno in peso delle pietre,
e tuttavia l'amore continuerà ad essere vero.

Che questo dolore di stare dentro di te, e lontano dalla mia stessa sostanza, troverà un giorno il suo rimedio definitivo.

Pensare che un giorno conosceremo i porti dell'oblio, uguale a prima, quando non erano ancora venuti questi corpi ad abitare la nostra tristezza. Che i viandanti dovranno un giorno stupirsi che tutti gli uccelli ammutoliscano d'improvviso, senza sapere che sei tu, che sono io, quelli che si sono ritrovati al di là delle ossa.
Che una sera torneranno i buoi dal campo arato con i vomeri illuminati da un amoroso chiarore, e tutti crederanno che ci sono stelle disseminate, senza sapere che sei tu, che sono io, quelli che stanno preparando i semi.
Che una domenica come questa risuoneranno le campane con bronzo rabbrividente, e i bambini domanderanno stupiti chi è morto di domenica;
senza sapere che sei tu, che sono io, quelli che continuano a morire in tutte le domande.

Pensare che un giorno gli alberi domanderanno alle loro radici quando passeranno i vetri dei nostri occhi affinché sia più chiara la luce delle loro arance. Che l'acqua dei fiumi ci condurrà, polvere su polvere, fino alla gioia di coloro che ebbero sete e la mitigherà con la nostra argilla.
E che ognuna delle cose che amiamo continuerà ad essere bella senza bisogno che l'amiamo.
E, soprattutto, pensare che questo nostro amore deve morire, prima che le cose passeggere siano abitate dalla morte.

Quando arriverà la primavera e io non sarò con te, e saranno asciutti la terra e il tuo palato, semina un albero nel cortile. Un albero che sia possente, corpulento - una quercia o una ceiba - affinché possa reggere la stagione degli uccelli. Innaffialo quotidianamente con l'acqua in cui ti sarai lavata le mani, affinché il vento impari ad intessere la carezza.
E lascialo crescere, senza che ci sia bocca umana che si azzardi a morderne le radici amare. Sii egoista, perché la vita è troppo breve per spartirla. E fa sì che il tuo albero sia solo tuo, con tutto il vigore del suo impero vegetale,a ffinché nessuno venga a disputarne la freschezza.
Non prestare la scure al tuo vicino e non prendere il miele dai suoi favi, perché la gratitudine è nemica degli alberi. Ma se insisterò ancora nell'essere assente, prendi un coltello, incidi i nostri nomi nella corteccia e chiama il tuo vicino affinché abbatta la quercia.

Quando arriverà l'autunno, se nons arò ancora tornato, inchioda un ferro di cavallo sopra la porta. Quando verranno i nostri amici comuni e ti parleranno del sapore amaro dell'argilla ed elogeranno gli animali che sono cresciuti nel tuo orto, ci sia sulla tua tavola pane ben lievitato e acqua appena piovuta nei tuoi orci.
Ma quando se ne saranno andati, dopo cena, chiudi le porte affinché non tornino, perché un giorno finiranno il pane, l'acqua e tuttavia continueranno ad essere nostri amici. Il martedì non guardare il ferro da cavallo, ma se sarò sempre assente, guardalo per tutto il tempo finché l'ira conficcherà le sue radici di acciaio nel tuo cuore.

Quando arriverà l'estate, aspettami, ma conserva tutto il sale dei mari a casa tua. Se qualcuno arriva alle tue porte e le sfonda, dagli da bere tra acque di salnitro, e lascia il pane salato affinché la voce gli si impietrisca in gola. Spargi sale nel tuo letto per martirizzarmi durante il mio indugio, e perché abbia il sapore di paura la sostanza dei tuoi incubi. Lava la tua pelle con zolle di sale e sentirai come morde la solitudine quando saranno trascorse tutte le stagioni.

Se al termine dell'autunno sarò ancora distante dal tuo spazio amoroso, copri di seta scura gli specchi e spargi sale sulla soglia della tua porta.
E se quando arriveranno le piogge non sarò ancora tornato al tuo cuore, vai nel cortile e scava un pozzo dove ci sia posto per le nostre ossa.

Gabriel Garcia Marquez

sussurrato da sushi | 10:17 | commenti